Civilization: torna la grande fotografia a Forlì

Seul, Pechino, Auckland, Melbourne, e Marsiglia: fino ad ora l’unica tappa europea. Ma dal 17 settembre anche Forlì ospiterà ai Musei di San Domenico la mostra fotografica Civilization che nell’edizione italiana avrà il sottotitolo Vivere, sopravvivere, Buon vivere. Settima delle grandi esposizioni fotografiche ideate da Monica Fantini, Civilization «allarga al mondo intero la prospettiva che era già di Essere umane – commenta Walter Guadagnini, curatore insieme a Fantini e a Fabio Lazzari dell’edizione forlivese – per parlare di noi e della società in cui viviamo. Ed essendo un work in progress, a Forlì essa si arricchisce di due sezioni dedicate a eventi di drammatica attualità, il Covid e la guerra in Ucraina».

Civilization copre un arco di tempo «dalla svolta del 1990 a oggi – raccontano i curatori Holly Russell e William A. Ewing – con 300 scatti di 130 artisti distinti in otto sezioni o capitoli. Quello che abbiamo voluto proporre al pubblico infatti è un viaggio poetico, che ha assunto man mano la sua struttura in maniera quasi autonoma. Di qui anche l’estrema varietà che caratterizza l’esposizione, a cui hanno collaborato artisti emergenti e affermati, fotografi che prediligono la modalità concettuale e altri invece a cui è più familiare il reportage giornalistico… Tutti però raccontano il nostro mondo, attraverso i temi del “Controllo” e della “Persuasione”, dell’“Alveare” e dell’essere “Soli insieme”…».

Accanto a esponenti cardine della fotografia internazionale, da Edward Burtynsky a Candida Höfer, Richard Mosse, Alec Soth, Larry Sultan, Thomas Struth, Penelope Umbrico e altri, è notevole la presenza di autori italiani come Olivo Barbieri, Michele Borzoni, Gabriele Galimberti, Walter Niedermayr, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali, Luca Zanier, Francesco Zizola, interpreti di quelle che Ewing e Roussell hanno individuato come chiavi per la selezione delle immagini, e poi del percorso espositivo. «Nonostante le diverse accezioni che il termine ha a seconda dei paesi e dei contesti – chiariscono infatti i curatori – quella a cui guarda la mostra è una civilizzazione planetaria, basata su un impegno collettivo a cui nessuno può sottrarsi. Perché si realizzi questo sogno, occorre alimentarla senza mai prescindere dall’educazione. Il ruolo della fotografia in questo è importante perché essa raggruppa in una sintesi potente tutti gli aspetti a cui abbiamo voluto fosse dedicata l’attenzione: la dimensione planetaria, lo sforzo collettivo, l’attualità, la capacità di aggregazione».

Significativo anche il sottotitolo, che collega la mostra a un’esperienza viva a Forlì ormai da 15 anni, ha ricordato il presidente della Fondazione Carisp Maurizio Gardini, quella Settimana del buon vivere «che indaga il presente con uno sguardo attento al futuro».

Aperta fino all’8 gennaio la mostra, coprodotta dalla Foundation for the Exhibition of Photography e dal National Museum of Modern and Contemporary Art of Korea di Seoul in collaborazione con Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, è quindi il racconto per immagini della civiltà planetaria del XXI secolo interpretata come grande impresa collettiva capace di produrre innovazioni, scoperte e opportunità ma anche rischi e minacce alla sopravvivenza stessa dell’umanità. La mostra si conclude infatti con la sezione “E poi/Next” che indaga i cambiamenti e gli interventi dell’uomo sull’ambiente «e partendo da questo – commenta Roussell – ci interroga su dove stiamo andando, in un mondo globale in cui il futuro è già presente».

«I fotografi testimoniano l’appartenenza degli esseri umani a una grande famiglia – conclude Fabio Lazzari –, come già aveva fatto l’esposizione curata nel 1953 da Edward Steichen The family of men. Parliamo quindi di eventi culturali che pongono domande rappresentando l’unità della famiglia umana al di là delle diversità dei singoli individui. Ed è proprio in vista del nostro futuro che occorre ricordare che gli esseri umani sono interconnessi: le spinte individualistiche degli ultimi decenni non devono minare questa convinzione».

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