Cinema, sale in crisi: appello alle istituzioni

Hanno scelto un luogo simbolo come il cinema Fulgor per lanciare un grido d’allarme – già raccolto nelle scorse settimane sulle pagine del Corriere Romagna – e un accorato appello: «Salvate le sale cinematografiche».

Ieri mattina Elena Zanni, direttrice del Fulgor e del Settebello, Roberto Naccari, direttore del Supercinema di Santarcangelo, e Alessandra Biondi, direttrice della multisala Abbondanza di Gambettola (cinema di famiglia che quest’anno compie 100 anni) hanno chiamato a raccolta giornalisti della carta stampata, di radio, tv e web per fare sentire la voce degli esercenti. Accanto a loro, il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, la sindaca di Santarcangelo Alice Parma e l’assessora alla Cultura di Gambettola Serena Zavalloni. Una presenza, quella degli amministratori locali, per dire «noi ci siamo» (e su alcuni fronti ci sono già stati, esentando ad esempio gli esercenti dal pagamento della Tari), consapevoli però che l’aiuto richiesto si allarga anche ad altri interlocutori, in primis il Governo, nonché alle associazioni di categoria, chiamate ad animare «un dibattito più vivo, perché non basta dire “operiamo sotto traccia”» punzecchia Naccari, che torna a inquadrare una situazione definita da tutti gli esercenti di cinema, e non solo in Romagna, «drammatica».

I numeri

Un paio di cifre fotografano la situazione: quelle del mese di dicembre 2021 (il mese che, con il Natale, in epoca pre Covid garantiva il 25% degli incassi annui), chiuso con un calo del 90% degli spettatori rispetto all’anno precedente, mentre sul fronte dei costi quelli di gas e luce sono triplicati (+70% si calcola). Pessime notizie arrivano anche da gennaio, con il calo che resta dell’ordine del 90%. E vallo a ripetere che «i cinema sono sicuri, si entra con green pass rafforzato e mascherine Ffp2…

«Da questa situazione si può uscire solo se tutti stiamo dalla stessa parte e se il sostegno arriverà da tutti i livelli» è il ragionamento dei tre esercenti che hanno infatti deciso di muoversi in squadra, di fare rete, superando ogni logica di ognuno fa per sé. «Chiediamo – dicono nel loro appello – aiuto a gran voce alle nostre associazioni di categoria, perché possano aiutarci a creare assieme nuove strategie di comunicazione, cercare di ottenere maggiori fondi e sussidi per la sicurezza dei lavoratori, stabilire delle regole che mettano al centro anche l’esercente, spesso schiacciato da logiche di distribuzione poco funzionali, inserire una “finestra” che regoli una volta per tutte il tempo di uscita di un film tra le sale e le piattaforme (che ora non supera i 30 giorni».

Le piattaforme online

Punto dolente, quello della concorrenza delle piattaforme online. E non tanto perché se ne tema banalmente la concorrenza: «Non vedo nelle piattaforme il nostro nemico – spiega Zanni – ma in Italia c’è un problema di regolamentazione delle finestre di uscita dei film che ci penalizza enormemente. In Francia hanno da poco cambiato la norma e l’uscita online è possibile solo dopo più di un anno».

«La pandemia – aggiunge ancora Naccari – ha solo accelerato un processo di crisi delle sale che oggi più che mai hanno bisogno di rinnovarsi perché è in atto una modifica della fruizione».

A creare la tempesta perfetta, con il Covid che ha determinato la chiusura di cinema e teatri già dal 24 febbraio 2020 (furono i primi a chiudere) è stata anche, nell’ultimo mese, la sospensione delle uscite dei nuovi film decisa da produttori e distributori. Da «ultimi anelli di una filiera» i cinema sono quelli che soffrono le pene più amare.

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