Nella foto del luglio 2010 Gino al timone sul Barchet in navigazione sulla Rotta del sale da Cervia a Venezia

CESENATICO. Anche l’ultimo “araldo” della vela tradizionale, Gino Vasini, se n’è andato. Si spento a 90 anni circondato dall’affetto dei suoi familiari. Classe 1929, era uno degli ultimi marinai, testimoni del passaggio dalla vela al motore a bordo dei vecchi trabaccoli e bragozzi, da decenni oramai divenuti pregiate barche d’epoca, a rappresentare la marineria dell’altro Adriatico.

Gino Vasini aveva assistito anche alla più grande rivoluzione che ci fosse mai stata in mare: il cambio, dalla navigazione da quella a vista, con le stelle o con l’ausilio di una sola bussola a quella assistita dai radar dagli ecoscandaglio, dai comandi elettrotecnici posizionati in plancia. Un testimone del tempo, dunque, che ben sapeva cosa significasse navigare. Stando infaticabile per ore, in piedi al timone e con il volto rivolto all’aria, ai venti freschi di prua.

Lui è stato il paradigma dell’uomo di mare, perché sapeva custodirne e rappresentarne i saperi. In modo sempre sobrio, misurato, quasi silenzioso, tanto da poterli spiegare e raccontare a chi non fosse appartenuto, forestiero, a quel modo. Lo faceva sempre in modo impeccabile, con dietro ogni parola un consiglio. Gino Vasini era nato a Bellaria, sposandosi con una Pagan di Cesenatico – famiglia questa originaria di Chioggia – era andato ad abitare sul porto canale, nella Valona, dove ha sempre vissuto. Gino, ricorda Davide Gnola direttore del Museo della marineria, aveva iniziato a andare in mare da ragazzino con la vela al terzo, passando poi la maggior parte della sua vita professionale su motopescherecci. Dopo la pensione, aveva continuato a riparare le reti nel magazzino della Cooperativa Casa del Pescatore. Si era appassionato alle barche naviganti del Museo, era il timoniere del Barchèt, partecipava a tutti i raduni velici da Chioggia a Venezia ad Ancona. Restava al timone ininterrottamente anche per 10 ore consecutive. Una garanzia, ma anche “guai a sostituirlo” tanto ci teneva a quel posto. Gino era anche la persona alla quale sempre si ricorreva quanto c’era da registrare un programma per la Tv; fosse la Rai, La 7 o Mediaset . Era per antonomasia il “vecchio marinaio”.

«Lo chiamavano di soprannome “Picòza” – narra Davide Gnola – perché come lui stesso ci aveva raccontato da ragazzino andava a mettere il naso dappertutto, come una piccozza. Qualche anno fa, aveva capito da solo che non era più in grado, visto l’età avanzata, di venire in mare in sicurezza, ed era rimasto a terra. Ma quando si usciva dal porto era spesso sulla banchina davanti a casa a salutarci. Nel settembre scorso, avevamo festeggiato al Museo della Marineria i suoi 90 anni». Gino ha insegnato a tutti oltre al rispetto la prudenza verso il mare. Un rispetto e una prudenza che glielo si leggeva nei profondi occhi azzurri.

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