Aumentano i numeri di povertà ed emarginazione sociale nel territorio dell’Unione Cesena - Valle Savio

La povertà non è invisibile, è che spesso non si vuole riconoscerla. L’indifferenza, l’attaccamento ai propri beni, rischiano di storcere lo sguardo verso una realtà che coinvolge una minima, ma pur sempre importante, parte della popolazione territoriale.

All’interno dell’Unione Valle del Savio attualmente sono 36 le persone per strada e 300 senza fissa dimora, con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. Nel primo semestre del 2025, sono state un centinaio le persone accolte nelle strutture di accoglienza notturna e circa 200 presso gli spazi sociali diurni.

A questi si aggiungono beneficiari di numerosi servizi attivi (dati realtivi al 31/12/2024, destinati a rimanere stabili o a crescere entro la fine dell’anno) : 2.800 sono coloro che ricevono sostegni socio-economici erogati dall’Unione e da Stato o Regione, mentre circa un migliaio usufruiscono dei servizi promossi in collaborazione col Terzo Settore.

Per quanto riguarda l’inserimento nel settore lavorativo, in 60 sono rientrati all’interno del programma Gol, mentre in 35 in quello Pic. Dati, che hanno sollecitato le coscienze di alcune associazioni del Terzo Settore a non abbassare la guardia, aprendosi alla cittadinanza mediante l’appuntamento “Invisibili”.

In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della povertà, nella serata di venerdì, Centro Servizi e Piazza Grande hanno tenuto al Cinema Eliseo un incontro fatto di letture, riflessioni, lasciando spazio agli interventi degli operatori che quotidianamente lavorano con persone emarginate.

«Quello che vediamo - spiega Chiara Giustini, responsabile dei servizi socio educativi Piazza Grande - è un fenomeno variegato. Assistiamo e accogliamo persone con problematiche a livello psichiatrico, vittime di violenze e tossico dipendenti. Il 25% di loro è sotto la soglia dei 29 anni».

Sulla cittadinanza attiva, Chiara Giustini afferma «È fondamentale fare rete. I cittadini, le forze armate e le associazioni sono i nostri “occhi” sul campo per poter reinserire nella società queste persone. La lotta alla povertà deve passare da un cambiamento della società, sempre più indifferente». Sul tema della dignità è intervenuta Bruna Venturi, coordinatrice del centro operativo Caritas. «La dignità per un emarginato passa da un piatto caldo, da una doccia calda, da un tetto sotto cui dormire. Molte persone rimangono in strada perché perdono per legge il loro permesso di soggiorno».

Su quanto riguarda i traumi vissuti da queste persone afferma «Il primo trauma lo vivono durante il viaggio, il secondo quando vedono svanire il loro permesso di soggiorno. Nel territorio manca un servizio di etno-psichiatria».

«Ci sono diverse “categorie” di emarginati - conclude Angelo Marino, psicologo della Opera Don Dino - Italiani finiti in strada, immigrati con traumi da “viaggio”, documenti non riconosciuti dalla legge. Vedersi svanire un sogno dopo anni di contributi versati allo Stato, demoralizza. Lavoriamo ogni giorno sui desideri e i diritti di queste persone emarginate».

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