Cesena, metano per auto: non si vede la fine dell’sos prezzi

Le difficoltà che sta affrontando l’intero settore dei distributori di metano non si vede solo dai prezzi in crescita da qualche mese a questa parte in modo inesorabile, ma anche, sempre di più, sui volti preoccupati di chi ogni giorno accoglie gli automobilisti al distributore. Fare metano costa molto di più e così prima di erogarti il pieno non di rado capita agli automobilisti possessori di auto a metano di sentirsi fare una domanda nuova: «Ha visto a quanto è salito il metano? Lo faccio lo stesso il pieno?». Capita anche a Cesena dove c’è chi ha messo persino i cartelli per scusarsi con i clienti per una situazione di cui i distributori per primi sono vittime, è il caso ad esempio del Metano di Villachiaviche. Ma non è un problema della sola Cesena, ma dell’intero settore in tutta Italia.

I primi segnali

I primi segnali sono arrivati ad agosto, quando i mercati hanno registrato una impennata del prezzo del gas internazionale «mai registrata dal dopoguerra ad oggi». Dante Natali, presidente di Federmetano, spiega anzi, che quello del gas metano «è sempre stato un mercato molto stabile». Questa impennata di prezzi ha cominciato a riflettersi sul mercato al consumo solo dal 1° ottobre, questo perché «la quasi totalità degli operatori del settore hanno contratti che scadono il 30 settembre, legati all’anno termico».

Prezzi record

Di lì a qualche giorno si sarebbe toccato quello che fino a qualche giorno fa era il record: «Il costo del gas sul mercato internazionale era 6 volte quello della media degli ultimi 15 anni». Ma allora, spiega Natali, la convinzione diffusa era che si trattasse di un fenomeno contingente destinato a rientrare in breve. «L’idea era che fosse dovuto a una non corretta valutazione degli shipper per una sottovalutazione della ripresa: era stato stoccato meno gas e questo determinava una tensione sul prezzo». Quelle aspettative di ritorno alla normalità sono state disattese: «Qualche giorno fa abbiamo raggiunto un prezzo che è 10 volte quello della media degli ultimi 15 anni». A pesare sul prezzo, più che la ripresa è il contesto geopolitico: «Le tensioni tra Russia e Europa, quelle tra Bielorussia e Polonia e i venti di guerra sull’Ucraina», tre situazioni che ricalcano le principali “vie del metano” verso l’Europa».

Chi resiste

Gli unici che si stanno salvando da questa impennata di prezzi sono quei distributori che «per pura casualità, perché era impossibile prevedere quello che sta succedendo, avevano stretto accordi di fornitura biennali, che oggi gli consentono di continuare a lavorare con i prezzi concordati prima che scoppiasse la situazione». Si tratta però di un “vantaggio” a termine: quando quei contratti scadranno si troveranno nella stessa situazione degli altri. Non solo. «Questo aspetto spesso espone a speculazioni sgradevoli di chi, vedendo quei prezzi più bassi non capisce perché altri abbiano i prezzi così alti». Intanto nel settore, ammette Natali, «chi può cerca di fare il possibile per contenere i prezzi, rinunciando ai margini per poter rimanere in piedi, e qualcuno, non lo nego, comincia a chiudere: meglio fermarsi che sostenere le spese fisse».

«Ignorati dal Governo»

La situazione è davvero difficile e senza prospettive di risoluzione nel breve termine: «Abbiamo chiesto al Governo di intervenire riducendo l’iva dal 22 al 5% per gli utenti privati, che ci avrebbe consentito di abbassare il prezzo di circa 25-30 centesimi, non molto ma qualcosa, e di lavorare sul credito d’imposta per gli autotrasportatori, altra categoria duramente colpita da quello che sta succedendo. Le nostre richieste sono state deliberatamente ignorate», spiega amareggiato Natali.

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