Carlo Barbieri il traghettatore del liscio

Definito dal giornalista musicale Federico Savini «defilato traghettatore della sua musica nel ventre del Novecento romagnolo», il forlivese Carlo Barbieri (1888-1970) gode ora di nuova attenzione grazie alla pubblicazione del volume dedicato a Il violinista romagnolo discepolo di Zaclèn, opera del musicologo e bibliofilo cesenate Franco Dell’Amore, con prefazione di Fabriele Zelli (Pazzini Editore).

Presentato il 12 dicembre alla Galleria della Pescheria Vecchia di Savignano nell’ambito della mostra fotografica “Balé burdëli. Balere, ballerini e orchestre in Romagna”, il volume permette di scoprire, scrive l’autore: «come il suo repertorio musicale sia ancora tutto da svelare, suonare e gustare. La sua produzione musicale supera quella di Carlo Brighi che sul letto di morte fece chiamare Barbieri per ascoltare da lui l’ultimo valzer. Cosa che ho potuto verificare grazie alla consultazione del fondo musicale conservato dalla famiglia Barbieri a San Martino in Strada di Forlì. Nella circostanza, Carlo Barbieri eseguì il Valzer n. 8 del capostipite della musica da ballo romagnola e fu, come annota lo stesso musicista sullo spartito, il primo valzer che ebbe l’opportunità di suonare nell’Orchestrina Brighi».

Barbieri compose il suo primo valzer “Primiero” nel 1896 all’età di otto anni. L’intero catalogo delle sue composizioni è disponibile nella seconda parte di questo volume.

Dell’Amore, quale significato riveste la riscoperta del ricco fondo musicale di Carlo Barbieri?

«Con lui si è finalmente trovato l’anello mancante nelle origini del ballo popolare romagnolo. Si è sempre pensato che dopo Carlo Brighi fosse stato il figlio Emilio a continuare la tradizione del padre. In parte questo è avvenuto, ma in modo insignificante. Studiando le musiche manoscritte di Barbieri, si è potuto constatare come fossero quelle il vero punto di congiunzione. Oggi, grazie alla disponibilità e generosità di Rosamaria Barbieri, nipote di Carlo Barbieri, è possibile suonare e ascoltare tutta la sua produzione che supera, in numero, quella del maestro Zaclèn. Gli spartiti sono conservati presso Casa Dell’Amore a Cesena a disposizione gratuita degli studiosi».

Un musicista, si legge, che seppe anche porsi a confronto con i classici della musica, in corrispondenza con quello che lei definisce «il sincretismo» delle orchestre degli anni Quaranta.

«Barbieri ebbe una formazione musicale classica e questo lo si rileva anche dall’ascolto dei suoi brani. In lui era ancora evidente il sincretismo tra musica colta e musica popolare, poi sempre più rinnegato nel secondo dopoguerra. Ovvero vi fu una una netta divisione fra coloro che suonavano per il ballo e coloro che suonavano per il solo ascolto. Tutto questo è stato un impoverimento».

Quale fu il rapporto che legò la sua musica alla poesia, ad Aldo Spallicci come ai «trebbi dei piadaioli»?

«Barbieri non scrisse testi per essere poi musicati. La sua musica è quasi esclusivamente strumentale. Nei pochi casi in cui ha composto canzoni si è valso della penna di altri poeti. Con Aldo Spallicci ebbe una stretta collaborazione in occasione dei trebbi dei piadaioli negli anni Cinquanta, durante i quali rallegrava i convenuti col suo violino accompagnato da una fisarmonica e un contrabbasso. Il suo ensemble, fra l’altro, fu protagonista di eventi destinati a rimanere nella storia, come l’inaugurazione del Teatro Kursaal di Forlì (poi Apollo, ora chiuso), avvenuta il 24 gennaio 1914, suonando in occasione di altre memorabili feste da ballo».

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