Cambia il catasto: dopo trent’anni le nuove regole per gli immobili

La tanto discussa riforma del Catasto sembra ormai essere giunta al termine. Ci sono voluti “appena” trent’anni per arrivare a mettere la parola fine a una stortura che, ormai, non aveva più nulla di attuale, con una fotografia del patrimonio immobiliare italiano ormai ingiallita, perché scattata nel lontano 1989. I partiti politici di tutti i colori si sono accapigliati per anni sul tema, perché sapevano benissimo che aggiornare i valori voleva dire mettere mano nelle tasche dei possessori di immobili. Specialmente in quelle dei più furbi che oggi figurano ancora avere un rudere, quando nel frattempo è diventato una villa con piscina. Ma a parte i casi estremi, dopo la definitiva approvazione la palla passerà ai tecnici, per un lavoro di ricerca delle case fantasma e abusive, dato che l’ultima ricognizione generale è stata fatta nel 2011.

Il secondo aspetto della riforma vedrà invece la riclassificazione immediata, e con le regole attuali, di tutti quegli immobili che nel tempo hanno mutato le loro caratteristiche. Negli anni, e soprattutto negli ultimi due grazie ai bonus e superbonus, in tanti ne hanno approfittato per ristrutturare gli immobili e chiedere, di conseguenza, la riclassificazione. Questo, in alcuni casi, porterà ad un salto di categoria. E l’effetto è che quei ruderi di cui si parlava prima diventeranno, come giusto, case di prestigio. Il che vuol dire che inizieranno a pagare l’Imu anche se prima casa (così come previsto dalla normativa attuale).

Il commento

Davanti a quello che potrebbe sembrare un cambiamento epocale, ma che in realtà dovrebbe essere la normalità, ossia l’aggiornamento dei valori catastali quando questi non hanno più alcuna attinenza con la realtà, i rappresentanti delle associazioni di categoria per mesi hanno storto il naso, ma ora che il lavoro è ultimato sembrano aver mutato in parte idea.

«Noi siamo favorevoli a tutto quello che riguarda la legalità – commenta Ulisse Pesaresi, presidente di Ance Romagna –, anche se nella nostra regione, conoscendola, non penso che ad oggi esista un reale problema di questo tipo». Se si parla di adeguamento dei valori, Pesaresi si dice «favorevole, purché non diventi solo l’ennesima opportunità per aumentare la pressione dei costi sulle abitazioni». Ed ecco che si arriva al nodo dello scontro. «Negli ultimi anni la tassazione si è letteralmente accanita sul mattone – aggiunge il presidente dell’Ance –. Le sperequazioni che ci sono oggi non sono più accettabili e ben venga il riallineamento, purché sia equo».

È in questo senso che Pesaresi lancia una proposta, ossia quella che il “nuovo” Catasto renda merito a chi fa il bene della comunità. «Intendo dire questo: sarebbe a mio avviso interessante pensare ad una distinzione tra chi ha adeguato le proprie case e chi no, con una premialità in termini di minori oneri. Avere una casa con consumi adeguati e, soprattutto, ridotti è importante non solo per il singolo, che spende meno di bollette, ma per tutti, perché si generano meno emissioni inquinanti».

Riordino doveroso

Tornando al tema delle rendite inattuali, però, le associazioni a questo punto non nascondono più l’assurdità. E come potrebbero, dato che i valori di base l’ultima volta sono stati definiti trent’anni fa; con l’ovvia conseguenza che i numeri di allora nulla hanno a che fare con quelli attuali di mercato.

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