Calcio, a Cesena c’è Capellini nello staff della Primavera: “Una sfida bellissima”

Dal campo alla panchina, passando per i campi di periferia. Negli ultimi due anni Nicola Capellini non si è annoiato. Ha inseguito un sogno chiamato serie B da centrocampista tuttofare del Cesena, poi ha scelto di “retrocedere” di tre categorie abbandonando il calcio professionistico per passare al Gambettola (Promozione), si è laureato in Scienze Motorie e ha pure cominciato a lavorare come personal trainer. Ma evidentemente mancava ancora qualcosa. L’ultimo tassello lo sta aggiungendo in queste settimane al centro tecnico federale di Coverciano. Venerdì l’ex centrocampista del Cavalluccio ha chiuso il corso Uefa B e ora, in attesa dell’esame, potrà concentrarsi sulla Primavera bianconera, dove ricoprirà il ruolo di collaboratore di Giovanni Ceccarelli, come annunciato proprio dal Cesena quest’estate.

Capellini, come trascorreva la giornata-tipo a Coverciano?

«Sveglia alle ore 7.30, colazione entro le 8.15, poi lezioni in aula dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19 con in mezzo il pranzo e a chiudere la cena. Diciamo che per tempistiche, organizzazione della giornata e anche gruppo di lavoro, è stato come andare nuovamente in ritiro».

Nicola Capellini, tra gli ex difensori Giosa e Pagliarulo, e l’ex bianconero Valdifiori, sotto, al corso di Coverciano

Ma la prospettiva è cambiata.

«Sì, è cambiato soprattutto l’approccio alla nuova realtà e alla vita quotidiana. Anziché concentrarmi sul calcio giocato, sulla preparazione fisica, sull’alimentazione e sulla cura dei dettagli che per 12 anni mi ha accompagnato tutte le estati, oggi ho cambiato completamente punto di vista. Ora non lavoro per giocare ma per fare giocare gli altri. In queste settimane ho cercato soprattutto di capire come relazionarmi e come lavorare in uno staff. Perché non sarò più uno dei 22 giocatori di una rosa, ma con quella rosa dovrò in qualche modo lavorare».

Chi erano i suoi compagni di corso?

«Eravamo una bella squadra. Posso citare i più conosciuti come Alessio Cerci, Davide Brivio, Corrado Colombo, la “vipera” Mastronunzio. Ma anche Mancosu, Giosa, Alessandro Bruno che ci fece gol a Latina nel giorno della promozione, e tanti altri ragazzi che ho spesso sfidato da avversario in C come Tomei, Fanucchi, Mattia Marchi, Pagliarulo, Nizzetto».

Che effetto fa essere dall’altra parte della barricata solo un anno dopo aver smesso di giocare?

«Devo ancora abituarmi. Quanto al nostro gruppo, tanti di questi ragazzi giocano ancora, quindi loro si allenavano anche prima e dopo le lezioni. Per loro è stato un vero e proprio ritiro».

In due anni cosa è cambiato nella sua testa?

«La predisposizione. Prima avevo solo un obiettivo: giocare nel Cesena e magari finire il mio percorso dove lo avevo cominciato. In questi due anni ho scelto di allargare l’orizzonte, mi sono laureato, ho conosciuto persone disponibili e molto valide come Giovanni Ceccarelli, che ora mi darà la possibilità di collaborare con lui e di far parte di uno staff che dovrà lavorare in un campionato di serie A, seppur a livello giovanile».

Cosa si aspetta da questa nuova avventura?

«Sarà un banco di prova stimolante e cercherò di essere all’altezza. Mi aspetto di crescere come persona e come uomo, ma soprattutto di portare il mio fresco ricordo da calciatore. Io ero al posto dei ragazzi della Primavera pochi anni fa, in tanti di loro mi rivedo. Proverò a dare quei consigli che ho fatto miei in 12 anni di carriera e che magari prendevo sottogamba quando ero più giovane».

A cosa le è servita la stagione in Promozione con il Gambettola?

«Mi ha fatto vedere e amare il calcio con maggiore leggerezza. Ho vissuto un anno bellissimo, con un gruppo di ragazzi favolosi. Avevo paura, anche di fare delle figuracce, di non essere pronto mentalmente, di non essere predisposto ad andare ad allenarmi la sera. E invece ho scoperto che il calcio è bello sempre, anche quando è così naturale e verace».

Lei si sente allenatore?

«Diciamo che in questo momento la mia idea non è fare l’allenatore, ma collaborare con un allenatore. E sono sicuro che sarà una sfida bellissima».

A quali tecnici si ispira?

«Posso dire quelli che mi sono rimasti dentro per davvero. A livello tecnico e umano il primo è Massimo Gadda, una persona che ha una marcia in più. A livello squisitamente tattico e per le idee che aveva e che sapeva insegnare, dico Modesto».

E con quale allenatore sognerebbe di lavorare da grande?

«Beh, mi piacerebbe vedere come Mourinho entra nel cervello dei suoi giocatori. Quindi dico Mou».

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