Bruno Neri, il calciatore faentino che sfidò il duce

«Una storia di passione e libertà» è stata presentata a dicembre negli studi Rai di Roma ed è disponibile in podcast sul nuovo portale Rai Play Sound: il titolo è “Bruno Neri: calciatore partigiano. Il mediano che sfidò il duce”. Il tutto è stato realizzato dagli scrittori ravennati Matteo Cavezzali e Gianni Gozzoli, con la voce dell’attore Alfonso Cuccurullo, i fonici Tobia Bandini e Marco Borghesi, e con i contributi di Alessandro Luparini, direttore della Biblioteca di storia contemporanea Alfredo Oriani di Ravenna, della storica Veronica Quarti, e di numerose testimonianze registrate.
Vi si racconta del calciatore faentino Bruno Neri che il 10 settembre 1931, alla partita di inaugurazione dello stadio di Firenze (l’attuale “Franchi”) non volle rivolgere il saluto romano di prammatica alle autorità fasciste. Vicenda che ha ispirato libri e anche un lavoro teatrale.
Chi era Neri
Dopo aver esordito nel 1926, a 16 anni, con la maglia del Faenza calcio, Neri fu acquistato nel 1929 dalla Fiorentina con cui conquistò la promozione in Serie A nel 1931. In massima serie collezionò 219 presenze con due reti. Esordì in Nazionale il 25 ottobre 1936 contro la Svizzera (4-2), e tre furono le partite disputate in azzurro.
Definito un mediano serio, coscienzioso, tenace, dalla personalità forte, dentro e fuori dal campo, Neri fu appassionato di arte e poesia. La svolta per lui avvenne scegliendo – dopo l’8 settembre 1943 – di entrare nelle formazioni partigiane, dove le sue vicende si intrecciarono a quelle di Virgilio Neri, Silvio Corbari e Iris Versari e la loro banda. Fu ucciso dai nazisti durante una ricognizione, il 10 luglio del 1944 nei pressi di Marradi.
Cavezzali, una storia, questa di Bruno Neri, che inizia da una celebre fotografia.
«Neri vestì la maglia della Nazionale (nera) in un momento storico in cui la propaganda del regime puntava molto sul calcio e sullo sport. Mussolini fece costruire i primi stadi moderni, come quello di Bologna e di Firenze. E proprio durante l’inaugurazione dello stadio di Firenze, Bruno Neri sfidò il regime negando il saluto fascista a inizio partita. Quella è l’inizio di una storia formidabile di un campione che rinuncia a tutto per un ideale e che morirà partigiano».
Perché la sua fine fu quello che avete definito un vero e proprio «martirio»?
«Neri aveva tutto quello che un ragazzo della sua età poteva desiderare, soldi, fama, una motocicletta, eppure rischiò la vita. Morì sull’Appennino, nei pressi dell’eremo di Gamogna vicino a Marradi, assieme all’amico Vittorio Bellenghi. La sua morte però non fu vana, perché il suo gesto ispirò moltissimi giovani ad aderire alla Resistenza e a schierarsi contro la dittatura».
Gozzoli, con quali contenuti inediti, testimonianze, reperti, ascolti, avete arricchito il racconto di questa storia?
«Ogni foto nasconde chiaramente un prima e un dopo su cui andare a documentarsi. È la storia di un ragazzo che i fascisti avevano chiamato “campione” e la Resistenza commemorava come “eroe”. Ma questa in realtà era la storia di un giovane che voleva semplicemente essere libero. D’altronde una foto racchiude un momento, un istante, ma questo istante ci ha fatto scoprire e raccontare una storia piena di significati ed esempi. Una storia che ci è stata raccontata da chi ha la stessa passione per la vita e per la libertà di Neri. Così ho iniziato a cercare parenti di Bruno a Faenza e ho trovato Italo Neri, figlio di Virgilio, cugino di Bruno. Dopo una chiacchierata telefonica ho iniziato a cercare le persone che potevano raccontarmi non solo la storia di Neri ma anche di quella parte di Resistenza della Romagna. Così abbiamo letto libri, documenti, ma sono state soprattutto le testimonianze dirette raccolte a indicarci la strada giusta per raccontare questa storia».
www.raiplaysound.it/programmi/brunonericalciatoreepartigiano

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