Brisighella, la zuppa di aglio di Gigiolè nei gialli di Patricia Cornwell

Mer 10 Luglio 2019 | Francesco Donati


Brisighella, la zuppa di aglio di Gigiolè nei gialli di Patricia Cornwell

Wed 17 July 2019 | Francesco Donati

BRISIGHELLA. Verso la fine degli anni ’80 capita sotto i tre colli una giovane donna americana: è sola in visita all’Italia dei mille campanili, piena di gioielli nascosti, specialità gastronomiche e persone che ti sanno accogliere con genuina simpatia. Lei lo sa e soggiorna alcuni giorni da Gigiolè. Se la ricorda bene Tarcisio Raccagni, lo chef patron del noto hotel-ristorante, chiuso ormai da 11 anni, ma ancora vivo nella memoria degli estimatori della buona cucina. Quella donna è Patricia Cornwell, la famosa scrittrice noir americana, autrice di best seller che vendono milioni di copie in tutto il mondo.


L’incontro a Brisighella
In quegli anni è ancora sconosciuta. «Mi disse – ricorda Raccagni - che si trovava in Italia per elaborare il divorzio dal marito». Il suo romanzo d’esordio “Postmortem” è infatti del 1990 , poi è tutto un fiorire di gialli, le cui trame ruotano intorno alla figura dell’anatomopatologa Kay Scarpetta, un personaggio definito dalla critica il miglior detective creato dalla fantasia di uno scrittore americano. Nei suoi scritti vi sono spesso aspetti della società italiana incontrati durante il viaggio.
La zuppa di aglio
E vi è pure Brisighella nel romanzo “La fabbrica dei corpi” del 1997: è il paese dove si prepara la Zuppa di aglio fresco «che la scrittrice – racconta lo chef - mangiò una sera nel mio ristorante, dove io le descrissi in modo dettagliato ingredienti, radici e retroscena.

Parlammo molto e vidi subito che rimase attratta dalla storia, dal locale e dal piatto che le servii, ma trovare la citazione una decina di anni dopo è stata davvero una sorpresa». Scrive la Cornwell mettendo la frase in bocca alla regina dei detective: “Andai a preparare una zuppa di aglio fresco, una ricetta tradizionale di Brisighella, che per lungo tempo ha sfamato vecchi e bambini”. Come è finita nel libro questa frase? «Rispecchia quanto le raccontai a cena – afferma il ristoratore -. Le dissi che quella zuppa i nostri antenati la somministravano a bambini e anziani quando avevano mal di pancia: l’aglio è un ottimo vermifugo e tra gli ingredienti ci sono erbe molto benefiche».
La ricetta di Raccagni
Chi legge il romanzo non può astenersi dalla curiosità: come sarà questa zuppa d’aglio fresco? «Ogni tanto la cucino ancora – continua Raccagni -: in una pentola vanno messi a bollire aglio fresco, ortiche, salvia e cipolla. Fare bollire per una quindicina di minuti partendo da fredda: si può utilizzare acqua, oppure meglio un brodo vegetale o di carne allungato, precedentemente preparato.

Poi frullare il tutto dosando di sale e pepe e aggiungere mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva. Si ottiene una crema: se troppo liquida, consolidare con pane raffermo grattugiato. Va servita calda con crostini all’aglio e ortica, imburrati e tostati. Per la buona riuscita è fondamentale che gli ingredienti siano freschissimi».

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