Bertinoro, la morte di Pambianco. Cassani: “Uno dei miei idoli”

Si svolgeranno oggi in forma privata i funerali di Arnaldo Pambianco. Con la scomparsa dell’ex campionenon se ne va solo un pezzo di storia del ciclismo romagnolo, quello degli anni d’oro, ma soprattutto un punto di riferimento per tutto il movimento locale. Su questo sono concordi i tanti che, negli anni, l’hanno conosciuto e apprezzato. «Per i corridori della mia generazione – commenta Marino Amadori, attuale Commissario Tecnico della Nazionale Under 23 – era un modello: volevamo partecipare al Giro come lui anche se, certo, non avevamo l’ambizione di vincerlo». Pensiero condiviso dall’ex commissario tecnico della Nazionale Davide Cassani, già professionista e presidente di Atp Romagna, che ha scritto sul proprio profilo Fb: «Arnaldo è sempre stato uno dei miei idoli. Forse perché lo conoscevo da sempre, forse perché ha vinto il giro nell’anno in cui sono nato, sicuramente perché era un romagnolo speciale». E un’icona Pambianco è rimasto pure per i ciclisti più giovani, come Matteo Montaguti, professionista negli anni 2000, ora rappresentante del marchio di abbigliamento Castelli per l’area Emilia-Romagna Marche. «Era un punto di riferimento, un po’ come Ercole Baldini. Lui, poi, quando ha smesso, è rimasto nell’ambiente, partecipando agli eventi e dando grande disponibilità: alle iniziative del mio fan’s club non mancava mai». Se ciclisti di ogni generazione l’hanno preso ad esempio, non è solo per le sue grandi doti sportive e atletiche. «Era un persona squisita, buona, brava, e molto saggia – ricorda Amadori – mi ha insegnato che prima di essere un atleta, occorre essere un uomo, e tenere sempre la testa sulle spalle. Nei miei confronti, poi, è stato prodigo di consigli. Il suo ricordo è indelebile».

«A me diceva che la vita, oltre lo sport, è difficile, ma se sei un ciclista non devi avere paura – dichiara Montaguti –. Arnaldo lascia un grande vuoto come persona». Lo stesso pensa Cassani: «Sono triste perché Arnaldo era davvero una persona straordinaria», purtroppo «non è riuscito a sopportare e superare il dolore per la perdita della donna della sua vita», la moglie Fabiola. Parole che fa sue anche il giornalista sportivo Marino Bartoletti.

«Sapevo che per lui non era un periodo facile – racconta Montaguti – quando passavo per Bertinoro davo sempre un’occhiata a casa sua, e, ultimamente, non l’avevo più visto. Non mi aspettavo se ne andasse così presto, e così in silenzio». L’ultimo incontro risale a 5-6 mesi fa. «Mia moglie ed io andiamo spesso a mangiare al chiosco a 200 metri dalla sua abitazione e lui quando ci vedeva si fermava sempre: parlavamo di ciclismo, scambiandoci opinioni e impressioni». Pambianco, infatti, amava condividere con gli altri il proprio eccezionale bagaglio di esperienza. Lo sa bene Alessandro Malaguti, professionista dal 2011 al 2016, oggi preparatore atletico e titolare del “ReLab Center” di Vecchiazzano. «Lo incrociavo spesso, a piedi o in sella alla sua bici da passeggio, tutte le volte che durante i miei allenamenti, passavo da Bertinoro. Ricordo che una volta, quando ero Dilettante, mi fermò e iniziammo a conversare: non mi aveva mai visto ma aveva sentito parlare di me e ci tenne a darmi una serie di consigli, in particolare mi invitò a non mollare mai, sia in gara sia, in generale, nella vita».

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