Berlusconi finisce male

Ven 26 Luglio 2019 | Sergio Pizzolante *


Berlusconi finisce male

Mon 12 August 2019 | Sergio Pizzolante *

L'avventura di Berlusconi non doveva iniziare. E però, non doveva finire così. I sondaggi danno Forza Italia al 6.5%, con la scissione, l’ennesima, di Toti, in corso. E con Berlusconi che invia messaggi d’amore non corrisposto a Salvini. E con la Meloni, la signorina con gli occhi spiritati, che il Cavaliere fece Ministro quando era bambina, che vuole Silvio fuori dal centro destra, da lui fondato. Perché non doveva iniziare? Perché senza la distruzione, per via giudiziaria e mediatica, della Prima Repubblica, non avremmo avuto Berlusconi capo del Governo, fondatore di partiti e di coalizioni politiche.

D’Alema disse una cosa intelligente una ventina d’anni fa. Disse che non avevano capito, loro, che provenivano dal PCI, che delegittimando la politica, i partiti, il Parlamento, sostenendo Tangentopoli e la via giudiziaria al potere, al potere ci sarebbe andato qualcun altro, più credibile sul terreno di una politica antipolitica, antipartitica, antiparlamentare. Poi i post comunisti l’hanno seguito sulla stessa strada, con le maschere dei Prodi e le ragazzine in Parlamento e al Governo. E siamo arrivati a Salvini e Di Maio.
Berlusconi è figlio loro, degli Occhetto, dei D’Alema, dei Veltroni, dei Borrelli, dei Di Pietro. Di Bossi e Fini anche.

Di Maio e Salvini sono i nipotini.
Ma, ciò detto, Berlusconi arrivò, e vinse subito.
Molti, democristiani, socialisti, liberali, senza più casa, svillaneggiati e trattati come ladri o vecchi arnesi, dalla rivoluzione novista, trovarono rifugio nel partito di Berlusconi.
Mi hanno raccontato lo stupore di Craxi, mentre guardava i risultati elettorali nella sua casa di Hammamet, di fronte alla vittoria dell’imprenditore amico brianzolo che allietava le sue serate milanesi. Non poteva crederci, aveva combattuto tutta la vita per qualche zero virgola in più e, “il Silvio”, 23% alla prima botta. Chi pensa che Craxi fosse del tutto contento non ha capito nulla di Bettino.

Amava la politica e il gioco democratico e credeva nel ruolo dei partiti. Capì in quel momento che un mondo, il suo, era proprio finito.
Però ormai il Silvio c’era, dall’altra parte c’erano i Magistrati eroi, i suicidi, le retate, la criminalizzazione di un sistema che, con tanti limiti, aveva garantito democrazia e sviluppo, la rottura dell’equilibrio dei poteri, a favore di quello giudiziario. Il finanziamento illecito ai partiti non era corruzione, era finanziamento sbagliato della democrazia. Non averlo cambiato in tempo è stato un crimine politico non penale. I leader politici, quasi tutti, avrebbero dovuto pagare politicamente, nei partiti, nelle urne, non nei tribunali.

Come è successo, per gli stessi fenomeni, in Francia e in Germania. Ma l’Italia è un Paese anomalo e pericoloso. Quindi, ormai il Silvio c’era. Io, per le ragioni di cui sopra, l’ho votato subito. Ma lasciai la politica, ero in prima fila nel PSI e non ci credevo. E poi ero ormai un vecchio arnese di 31 anni.

Largo a quelli “nuovi”. Ma il Silvio, stupì molti, proponeva la Rivoluzione Liberale, la riforma della giustizia(fondamentale), la riduzione delle tasse e dell’oppressione fiscale e burocratica, metteva le imprese e il lavoro al centro dello sviluppo. Non male. Personalità a me care, veri riferimenti intellettuali, come Lucio Colletti, Lino Iannuzzi, Giuliano Ferrara, si candidano con Berlusconi. Chissà se da un dramma può nascere qualcosa di buono, pensai. E come me molti.


Nel 2005 , andai a cena ad Arcore, con un gruppo di socialisti della Fondazione Craxi, guidati da Stefania. Berlusconi doveva incontrare il giorno dopo i Riformatori Liberali, un gruppo di ex radicali e ci disse: “ voi che dite di essere riformisti, mi spiegate la differenza fra riformisti e riformatori?”. Gli risposi io, avevo appena finito di leggere un libro di Colletti sull’argomento. Lui, Presidente del Consiglio e uomo fra i più ricchi d’Italia, prendeva appunti. Però, pensai. L’hanno dopo ero in Parlamento.

“Ho visto cose che voi umani…”. Avevo gioito per Obama e i grandi della terra a L’Aquila, ho sorriso per i racconti di alcuni amici che assistevano il Silvio che disegnava le casine per i terremotati. Ho creduto nella Rivoluzione Liberale, sono andato in estasi per il discorso di Onna, “sono un partigiano”, sono andato in depressione qualche ora dopo quando è andato al compleanno di Noemi. Mi sono sentito in grande(grande!) disagio quando ha imbarcato gli ex missini, per ragioni tutte politiche, alcuni di loro sono miei amici. La depressione mi ha raggiunto di nuovo quando la riforma della giustizia la faceva Ghedini. E mi ha travolto dopo la rottura dell’impegno preso con Napolitano per una legislatura di pacificazione e ricostituente.

Per dare un governo all’Italia e per fronteggiare, con le riforme e unendo le forze popolari e riformiste, l’avanzata populista. Per me, questione dirimente di questa epoca. Anche dopo la rottura ho sempre sperato che Forza Italia potesse (come fanno i popolari europei), trovare una ragione di vita opposta ai populismi e ai sovranismi. E invece non è così. E sta finendo male. Molto male.


(*) già Parlamentare

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