Baseball, San Marino a caccia del bis tricolore

Può esserci qualcosa di inedito dopo 37 anni? Sì, la finale scudetto tra San Marino e Parma. I titani sono arrivati alla loro serie tricolore numero 11, per i ducali è la 7ª: il bilancio di San Marino è in parità (5-5), quello degli emiliani 4-2, a conferma che quando Parma va in finale (campionato o Coppa fa poca differenza) diventa un avversario durissimo da battere. I campioni d’Italia in carica giocano la loro quarta finale consecutiva, la quinta negli ultimi sette anni, Parma invece torna dopo quattro anni a giocarsi quel titolo che manca dalla bacheca dal lontano 2010. L’ultima finale, nel 2018 appunto, segnò anche il canto del cigno dei Pirati: la bella di semifinale, quella del recupero di Casanova dopo la pioggia e l’immobilismo di Rimini, fu l’ultimo atto della gloriosa storia neroarancione. Ma è ormai acqua passata. Quell’acqua, sotto forma di intemperie, che Parma spera di trovare almeno stasera sul Titano (play-ball ore 20.30) per rimandare di 24 ore garauno e poter ritrovare il braccio dei propri pitcher costretti a un super lavoro per eliminare Bologna alla bella non più tardi di garasette. Tutte le stucchevoli polemiche che ne sono seguite termineranno giocoforza quando Henry Centeno, lanciatore partente sponda San Marino, manderà a casa base la prima pallina. A proposito di pitcher, sicuro anche Tiago partente di garadue, mentre Bindi potrebbe affidarsi a Kourtis lunedì al Cavalli per garatre, visto che Palumbo sta balbettando parecchio.

Chi lancerà per Parma? Montilla da rotazione classica, ma parliamo di un pitcher utilizzato per 79 lanci lunedì sera e complessivamente 210 nella serie di semifinale. «Ma il loro monte è completo, affidabile, tra partenti e rilievi – sottolinea il manager di San Marino, Doriano Bindi – Per non parlare del line-up di Parma, formato da gente esperta, tutti possono toccare valido con continuità e cinque-sei hanno il fuoricampo nella loro mazza. Ma è normale, stiamo parlando di una finalista del campionato italiano».

Tre vittorie a testa nei sei precedenti quest’anno (che hanno visto a maggio il debutto di Rienzo e ad agosto quello di Tiago) e partite quasi sempre combattute. «Noi, Parma e Bologna siamo sullo stesso livello, quindi non avevo preferenze sull’avversaria da affrontare in finale. Così come non darei un vantaggio alla mia squadra per aver concluso cinque giorni prima la semifinale rispetto a Parma. Perché noi ci siamo riposati, è vero, ma loro hanno vinto una battaglia e saranno carichi». Tutte le vittorie della squadra di Poma in semifinale, fra l’altro, sono arrivate di un punto.

Bindi non cambia lo schieramento delle ultime settimane, cioè da quando la nazionale ha restituito Celli con un problema alla spalla. Il bomber riminese sarà quindi impiegato come battitore designato, sempre Pulzetti all’esterno centro anche se Batista è ormai recuperato al 100%. «Noi siamo dove volevamo essere, a giocarci lo scudetto – conclude il manager dei cinque titoli biancazzurri – In estrema sintesi, sarà una finale dove chi sbaglia paga e dove gli errori avversari dovranno essere sfruttati al massimo».

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