Ausl Romagna sperimenta i test salivari per asintomatici

Al via nel laboratorio di analisi di Pievesestina la sperimentazione di nuovi test salivari. Saranno 1.200 i pazienti coinvolti per stabilire l’efficacia di tre diversi tipi di test, che, se i risultati dello studio saranno buoni, potranno rendere in futuro gli screening su persone asintomatiche più agili e frequenti. Lo spiega il professor Vittorio Sambri, che dirige il laboratorio in cui entro fine mese avrà inizio la sperimentazione dei nuovi strumenti per la lotta al coronavirus.

Professor Sambri, come funzionano i test salivari che verranno studiati nel laboratorio di Pievesestina?

«Lo scopo di questi test è l’identificazione degli antigeni virali nella saliva dei pazienti. Non tutti i test sono uguali. Uno è una sorta di lecca lecca, che deve essere tenuto in bocca per un minuto e mezzo e che poi può essere processato. Poi c’è un bicchierino di carta in cui bisogna sputare, aiutandosi con un piccolo imbuto, un po’ di saliva, che poi entra in contatto con il reagente. Infine c’è un tamponcino che si tiene sotto la lingua e raccoglie la saliva che viene poi estratta in laboratorio».

Quali sono gli obiettivi di questa ricerca?

«Lo scopo nel nostro lavoro è determinare la capacità analitica dei nuovi test salivari rispetto ad altri metodi di riferimento. E capire quindi se c’è applicabilità clinica. In particolare ci concentreremo sulla capacità dei test di individuare il virus in persone “sane”, ovvero negli asintomatici».

Quante persone prenderanno parte alla sperimentazione?

«In tutto per sperimentare i test verranno coinvolte 1.200 persone. Di questi, 600 saranno pazienti asintomatici, che verranno selezionati tra i donatori di sangue delle sezioni dell’Avis che hanno già dato la loro disponibilità. Gli altri 600 saranno invece pazienti sintomatici, che verranno “presi” dai reparti che ospitano pazienti Covid positivi delle strutture della nostra azienda sanitaria».

I test salivari potrebbero andare a sostituire i molecolari?

«No. Se un paziente si presenta con i sintomi tipici del Covid, non è un problema gestirlo con il tradizionale tampone molecolare. Idealmente l’applicazione migliore di questi lecca lecca o tamponcini salivari è quella su pazienti asintomatici. Si potrebbe vedere il test impiegato in tutte le comunità in cui si suppone che ci siano persone totalmente asintomatiche, come le scuole, i centri estivi, o anche gli alberghi della Riviera».

In queste comunità quali vantaggi porterebbe l’impiego dei test salivari?

«Il test salivare è più maneggevole, meno invasivo per il paziente e più praticabile. Il prelievo della saliva è qualcosa che il paziente può fare da solo, con la semplice supervisione o il controllo dell’operatore sanitario. Mentre per altri test, come il tampone molecolare, è necessario l’intervento diretto dell’operatore. Il test con la saliva è sicuramente molto più gestibile. Oltre che dai risultati della ricerca, come usare i test dipenderà dai contesti, ma che si tratti dell’imbutino o del lecca lecca sono comunque tutte cose abbastanza semplici da fare. Potrebbe farlo anche un bambino di terza elementare. Posto che funzionino, questi test salivari potrebbero rendere più agibile l’attività di ricerca del virus».

Se la sperimentazione di questi test salivari andrà come sperato, potranno quindi diventare dei buoni alleati nella fase di cosiddetta “convivenza” con il virsu?

«Esattamente. Adesso occorre un sistema rapido per capire subito se la circolazione virale sta cambiando, per non dover più rincorrere il virus».

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