Covid Emilia-Romagna, Carradori: “Il picco dei contagi atteso a metà gennaio”

«È vero la risposta dei non vaccinati è stata contenuta nonostante gli accessi che abbiamo avuto in tutti gli hub della Romagna, siano andati ben oltre ogni nostra aspettativa. Ma sabato 1 gennaio  è stata comunque una giornata particolare e per questo non dobbiamo fare particolari considerazioni». È la riflessione, molto serena, che fa Tiziano Carradori, direttore generale dell’Ausl Romagna. «Perché ci sono state così poche prime dosi? Perché i ragazzi al momento sono in prenotazione e perché, soprattutto nell’area Riminese e del Rubicone, scontiamo quella che è una problematica ben conosciuta».

Sono state 5.353 le vaccinazioni avvenute durante l’open day di sabato in Romagna: 2.026 a Ravenna, 935 in provincia di Rimini, 944 a Forlì (di cui solo 25 prime dosi), 1.448 nel Cesenate (989 a Cesena di cui solo 28 prime dosi).

Qual è la risposta degli ospedali dell’Area Vasta Romagna?

«Siamo sempre in una situazione di massima attenzione. Anche io sono in isolamento da cinque giorni dopo aver ricevuto la terza dose, con una sintomatologia talmente leggera da non essere paragonabile neanche lontanamente ad una influenza che io ricordi. Qualche linea febbre, niente più. Il problema è che abbiamo una diffusione molto alta qui come in tutto il Paese; e quando la diffusione è così alta questa porta a molti roveri. Ecco perché siamo in stato di massima attenzione, anche perché non siamo al picco».

Per quando è atteso?

«Secondo l’Istituto superiore di sanità, lo dovremmo toccare nella seconda metà di questo mese. Ecco perché stiamo molto attenti e continuiamo a sollecitare la popolazione a sottoporsi alla vaccinazione perché da un lato i rischi che corre sono molto inferiori a quelli provocati dal Covid e dall’altro concorre alla riduzione della diffusione del virus».

La concomitanza con le festività natalizie che tradizionalmente porta ad una riduzione delle attività ordinarie, ha fatto sì che si siano potuti potenziare già di molto i posti letto disponibili. A Ravenna sono 120 quelli occupati, 95 tra Forlì e Cesena, 112 a Rimini. La saturazione delle Terapie intensive (una quarantina i ricoverati) è tra il 50 e il 60 per cento.

«Il problema – sottolinea Carradori – è legato al fatto che negli ospedali da due anni si lavora sotto stress, a causa anche della mancanza di personale. Abbiamo avuto e continuiamo ad avere difficoltà, per esempio, nel reclutamento per il Pronto soccorso dove, nella settimana prima di Natale, gli accessi sono aumentati del 30 per cento».

Non c’è modo di tirare il fiato.

«Siamo stati sotto costante pressione fino al maggio 2020, poi a fatica è ripartita l’attività ordinaria che poi è stata nuovamente condizionata dalle ondate che si sono susseguite. La situazione è critica».

Secondo lei ci sarà un contraccolpo dal 10 gennaio quando entreranno in vigore le nuove limitazioni per i non vaccinati?

«Non facciamo, non possiamo e non vogliamo fare alcuna previsione sui contraccolpi delle nuove misure prese dal Governo: che si tratti di quarantene o nuove restrizioni. Di sicuro sappiano che ci sono state criticità nella risposta sui tamponi, sulle telefonate, sulla guardia medica. Noi dobbiamo concentrarci nel tenere il più alto possibile il livello della nostra risposta; e dobbiamo sperare che finalmente a livello centrale ci sia un cambio di passo. Avremmo già dovuto e potuto fare molto di più per investire nella sanità e in quanti permettono di far funzionare il sistema, per prima cosa assumendo nuovi medici».

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