Diciamo la verità, siamo stanchi. Stanchi di tutto. Stanchi di sopravvivere, perché questa non è vita. Stanchi di stare in casa per chi deve stare in casa. Stanchi di stare in trincea per chi sta mettendo in gioco la propria vita, per provare a salvare quella degli altri. Stanchi di lavorare in condizioni assurde, per garantire i servizi essenziali e gli approvvigionamenti, costretti a fronteggiare le ansie e le incazzature della gente.
Stanchi di dover dipendere dalla Scienza, quando è ormai chiaro che non hanno una mezza idea di come venir fuori da questo putiferio. La Scienza in questo caso ha dimostrato tutti i suoi limiti, che nascono dall’approccio riduzionista che la identifica e le fa perdere completamente il senso della realtà, le interconnessioni, le ripercussioni sociali, economiche, ambientali. I mezzi-politici che abbiamo, che altro potevano fare se non abdicare alla Scienza? Chi può azzardarsi, oggi, a mettere in discussione la Scienza? La verità assoluta, cercata nel regno del dubbio…; la Scienza è un grande strumento di conoscenza quando parte dal dubbio e si mette in discussione. È il peggior nemico dell’uomo quando diventa indiscutibile, perché è lì che perde la propria nobiltà e presta il fianco ad interessi tutt’altro che limpidi, pronti a speculare sulle disgrazie altrui. E ora la vogliamo mettere al governo…? Dal populismo allo scientismo? Per carità!
È l’ora di prendersi delle responsabilità politiche, di cessare lo stillicidio di bollettini, di fase 1, fase 2, fase 3, di vaccini e controvaccini (ma non sarebbe meglio cercare una cura…?). Questa non è informazione, è disinformazione e tentativo di mandare la gente in confusione, in tilt. Perché noi tutti usciremo con le ossa rotte da questa situazione, ma qualcuno ne trarrà enormi ricchezze. Certo anche Bill Gates, ma sarà in buona compagnia: i soliti 4 amici al bar che si spartiscono la gran parte delle ricchezze del mondo e troveranno il modo di speculare anche su questa disgrazia Covid-19.
Siamo stanchi anche di sentir dire che noi italiani siamo un popolo forte e ce la faremo, di vedere spot di ogni genere traboccanti di retorica, di avere al primo e secondo posto della hit parade l’inno nazionale e nessun dorma (insidiate da vicino da bella ciao); di noi italiani che siamo i più bravi del mondo… a fare cosa? Certo, la storia di chi ha abitato la penisola italica è stata importantissima e tanti italici sono stati grandi, ma da quando nel 1860 siamo diventati uno stato, italiani, c’è poco da rallegrarsi: ci siamo fatti riconoscere per la mafia, per il malaffare, per il fascismo, per la corruzione, per la burocrazia, per la non certezza della pena, per investire due soldi su quella cultura che i nostri antenati ci hanno lasciato in dote; peggio ancora sulla scuola e la ricerca, lasciando che i nostri cervelli migliori migrassero all’estero. In questi ultimi 50 anni la cosa più importante che abbiamo fatto come “Italiani” è stato vincere due mondiali di calcio e le vittorie della Ferrari! Come si può pensare che all’estero debbano avere di noi un’alta considerazione? Perché abbiamo il Colosseo? Perché Leonardo da Vinci era “italico”?
Certo, esagero. Lo faccio volutamente. Anche io sono orgoglioso di essere Italiano e credo che tanti Italiani abbiano fatto e stiano facendo cose egregie, ma proprio per questo ho il disgusto verso chi ha ridotto in questo modo il paese più bello, più ricco, più felice del mondo!
Tempo fa avrei detto: “Serve una rivoluzione!”, ma non è più tempo: anche i sassi hanno capito che le “rivoluzioni” servono solo a non cambiare nulla. Del resto, che cos’è il moto di rivoluzione della Terra? Nient’altro che il giretto che la Terra si fa attorno al Sole: sembra cambiare tutto, si alternano le stagioni, la lunghezza delle giornate, cambiano le temperature, la vita si risveglia e poi muore…. ma dopo 365 giorni e poche ore, siamo di nuovo al punto di partenza.
Quindi non ci serve una rivoluzione, serve una “evoluzione”. L’evoluzione non ti fa tornare indietro, al punto di partenza, altrimenti sarebbe una involuzione. L’evoluzione è un atteggiamento positivo con cui dovremo pensare di affrontare la vita, oggi e in prospettiva. Che ci fa essere resilienti, caparbi e fiduciosi.
La stanchezza, la rabbia, il dolore, la disperazione, dovremo cercare di farli diventare stimoli per evolvere, per ridare valore alla nostra esistenza, per ridare alla natura un equilibrio che oggi sembrerebbe possibile solo in assenza dell’uomo (due mesi senza un essere umano in giro, sono stati un toccasana per l’ambiente).
Quando alla fine potremo mettere la testa fuori e respirare senza mascherina, non dovremo più dimenticarci di quanto è importante tutto ciò che sta lì fuori, di quanto ci sono mancati, l’aria, l’acqua, il verde della natura, il vento fra i capelli, l’abbraccio dei nostri simili.
Partendo da queste emozioni dovremo immaginare il nuovo mondo. Noi Italiani abbiamo una grande responsabilità/opportunità, perché abbiamo avuto la fortuna di nascere qui, dove la Terra ha il suo ombelico; perché noi sappiamo vivere le emozioni e siamo creativi, curiosi, allegri (che non guasta), colorati; perché lo abbiamo già fatto nel Rinascimento e sappiamo come fare.
Possiamo andare a “comandare” (nel senso buono), per il bene di tutti. Nessuno ci regalerà niente. Ce lo dovremo conquistare giorno dopo giorno, con fatica: smetterla di fare “gli americani a Roma” e ritrovare le nostre radici, quelle vere. Ce la faremo? Dipende. Da che dipende? Da tutti noi.

*titolare Terraesole – Rimini

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