Affetti collaterali. Né con te, né senza di te

Lui va e viene dalla mia vita ormai da 5 anni. Quando c’è è premuroso, almeno per i primi tempi, e spesso facciamo una vera vita di coppia. Abbiamo fatto vacanze, visto posti splendidi, andiamo al cinema, a teatro, poi dopo un po’ iniziamo a litigare per un nonnulla, lui diventa insofferente, io cerco di camminare sulle uova ma c’è sempre qualcosa che non va, un pretesto per bisticciare, e alla fine lui sparisce, e io per un po’ sono quasi sollevata. Ma poi mi manca, e finisce che gli mando un messaggio, oppure me lo manda lui, e dopo qualche mese ricominciamo a frequentarci. Abbiamo entrambi 35 anni, due caratteri forti, a me sembra sempre più una di quelle storie che ti fanno dire “non so stare con te e nemmeno senza di te”. Sono sicura che lui a me ci tiene, e io a lui tengo. Non so bene cosa fare.

Saturnina

Catia Donini

Cara amica, non so se Saturnina sia il vero nome o un nickname, ma visto che significa “malinconica, triste” una riflessione istintiva mi verrebbe. C’è da dire che in moltissime occasioni, nel leggere le mail che inviate, mi torna in mente quando al liceo ci spiegavano la cosiddetta domanda retorica, quella che non rappresenta una vera richiesta di informazioni, ma contiene già in sé una risposta predeterminata. Quel “né con te né senza di te” così letterario e evergreen nobilita le situazioni in cui, in soldoni, ci piace stare con qualcuno a intermittenza, e a momenti piacevoli si alternano momenti in cui vorresti sfinirti di testate al muro o uscire per portare a passeggio il cane 5 volte al giorno, e il bello è che tu non hai un cane. So che così sto distruggendo tutta la poesia, ma ci vuole qualcuno che ogni tanto quella narrazione -a metà tra Baricco e Sex and the City- ve la buchi, e si porti via il pallone. Bene vacanze, viaggi, cinema, teatro, cose che peraltro può fare pure con gli amici, ma non sottilizziamo: le domande in questi casi sono più crude di quanto ci raccontiamo, e sono di due ordini.

La prima linea di fuoco da superare è: lui mi fa stare bene? Mi rispetta? Rende le mie giornate migliori?

Se ha risposto con veemenza Sì, Sì, Sì, come Piperita Patty dei Peanuts quando compila i test scolastici, deve chiedersi se le va bene che lui vada e venga, che non si possa progettare a lungo termine, se bisticci e sparizioni possono essere incorporati senza eccessivi traumi, senza dolore, senza elucubrazioni passivo-aggressive. In soldoni, se lei è capace di vivere il momento. Se non fa per Lei (legittimo), lasci stare. Anche perché non è raro che questi mugugnanti e fascinosi indecisi da “né con te né senza di te” in 6 mesi si fidanzino, si sposino, accendano un mutuo trentennale e mettano in cantiere un pargoletto con cui lei li incontrerà all’ipermercato la domenica, nella corsia “merendine e biscotti”, mentre lei pensava foste ancora in modalità on/off.

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