Affetti collaterali. Il narcisista patologico

Ho trovato interessante la lettera che avete pubblicato, in cui una ragazza aveva a che fare con un uomo che appare e scompare e che si è definito narcisista. Io ho avuto un fidanzato del genere, ci sono stata 4 anni. A un passo dalla convivenza, è letteralmente svanito, a un livello tale che ho perfino pensato che fosse morto, e non scherzo. Si era cancellato dai social e non era più rintracciabile. Due anni dopo è riapparso, dichiarandosi pentito e spiegando (più o meno) che si era sentito pressato e aveva preferito troncare. L’ho tenuto a bada per un po’, ma poi fra messaggini, regalini, giuramenti e proposte di viaggi romantici ci sono ricascata. Tutto sembrava andare bene quando un pomeriggio lo vedo in un bar che si scambia tenerezze con una ragazza molto giovane. A me aveva detto che era via per lavoro. Ho provato a chiamarlo, praticamente mentre era con lei, e di nuovo mi ha raccontato di essere al lavoro e in tutt’altra zona della città.

La sera davanti a un piatto di ravioli (me li ricorderò per tutta la vita) gli dico che l’ho visto, gli ho chiesto spiegazioni. Non mi guardava nemmeno in faccia. A un certo punto gli ho domandato: “Ma a te è mai fregato qualcosa di me?”.

Si è stretto nelle spalle e ha risposto che non si trattava di me, è che a lui non importa di nessuno, solo di sé.

Per fortuna in quel momento è scattato definitivamente qualcosa in me e ho chiuso con lui, per sempre. Però quanto tempo e quante lacrime ci ho perso?

Raffaella

Catia Donini

Cara amica, capisco bene lo smarrimento. Avere a che fare coi narcisisti è sempre un’esperienza urticante che può lasciare cicatrici notevoli. Non sono una psicologa, ma ci terrei a non fare di tutta un’erba un fascio, un certo grado di narcisismo non ha nulla di sbagliato e può coincidere con autostima, sicurezza e bona lè. Il narcisista patologico invece è un guaio, anzi un accollo, anzi un disastro. È abbastanza tipico per lui (o lei, ma qui stiamo parlando del suo ex) il cosiddetto “love bombing”, fatto di attenzioni, regali, sorprese, parole dolci a rischio diabete. Quando la “preda” è stata raggiunta, però, il narciso patologico diventa freddo, giudicante, distante (nel suo caso molto distante, visto che ha pure pensato fosse trapassato).

Lei ci è cascata la prima volta, e okay. Poi ci è ricascata la seconda, che sarà stata per lui una sfida da mille punti, e okay. Poi scopre che lui la inganna, che fa lo scemo con altre donne (“una ragazza molto giovane”, non voglio sapere quanto giovane). Grazie al cielo a un certo punto in Lei è scattato un benedetto meccanismo di autoconservazione. Però l’immagine di voi seduti a tavola, i ravioli nel piatto, con lei che chiede “Ma ti è mai importato qualcosa di me?” e lui che fa spallucce è veramente degna di una sceneggiatura da film italiano, con sottofondo di porte sbattute e posate che rovinano a terra.

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