Accademia Bizantina si “accasa” a Mondaino

Nel loro viaggio terrestre e musicale c’è un luogo preciso che è casa, ed è Bagnacavallo, dove ha sede ormai da oltre un decennio Accademia Bizantina, l’ensemble fondata a Ravenna nel lontano 1983. Riconosciuta non da oggi tra le migliori orchestre barocche a livello internazionale, il suggello che ha fatto accendere i riflettori anche del mainstream su questa piccola grande ensemble nata in terra di Romagna è il secondo posto come migliore orchestra nel mondo ai Premi Gramophone, un riconoscimento arrivato nell’ottobre di quest’anno. A chiusura di un’annata che ha visto, tra le esibizioni più di successo, anche l’Orfeo di Monteverdi a Ravenna con la regia di Pier Luigi Pizzi. Tra le collaborazioni che si sono consolidate negli ultimi mesi, ce ne è ora un’altra che rafforza ancora di più il legame tra Accademia Bizantina e la Romagna. Quella con L’arboreto Teatro Dimora di Mondaino. È qui che abbiamo di recente incontrato l’orchestra e il suo direttore Ottavio Dantone. Ed è qui che, apprendiamo in diretta, tornerà l’ensemble anche nel 2022 e poi di nuovo nel 2023, per registrare i prossimi progetti musicali. Un altro pezzo di Romagna che si aggiunge alla storia di Accademia Bizantina.

È ora di pranzo e nella mensa della foresteria si respira aria di familiarità. Il brusio di fondo, i piatti che passano dal buffet alla tavolata. Qualcuno è già fuori ad accendersi una sigaretta. Tra poco si ricomincia. Si scende il vialetto, è inverno e solo i melograni fruttano. Nel caldo dello spazio teatrale l’Orchestra prova per la seconda volta, in questo 2021, per la registrazione di un nuovo disco. Dopo Mendelsshon a maggio – un’incursione nel repertorio romantico – si torna al barocco, con i Concerti Grossi di Arcangelo Corelli, il grande compositore fusignanese.

Dell’orchestra originaria sono oggi rimasti in tre, il secondo violoncello Paolo Ballandi, uno dei violini primi Paolo Zinzani e il primo violino Alessandro Tampieri. Lui è anche il più giovane della “vecchia guardia” e di AB è il concertmaster. Tra gli altri musicisti anche un messicano, una cilena, una giapponese, una austriaca, un francese, una americana, una moscovita.

Maestro Ottavio Dantone, come si è definita la vostra identità di orchestra barocca?

«AB nasce come orchestra da camera. Ma un primo cambiamento è avvenuto già nel 1986 con l’arrivo, come direttore, del violinista Carlo Chiarappa che ha iniziato ad introdurre strumenti barocchi. Erano gli anni in cui cominciava anche in Italia ad esserci un certo fermento intorno al barocco. Il mio incontro con Accademia Bizantina avviene in quegli anni, nel 1989, come violoncellista. Con Chiarappa l’orchestra aveva mantenuto una filosofia “aperta” anche al repertorio contemporaneo. Si eseguiva ad esempio molta musica di Luciano Berio che era molto amico di Chiarappa e divenne anche nostro presidente onorario».

Il cambiamento in orchestra puramente barocca quando avvenne?

«Fu un cambiamento di filosofia. Nel 1996 l’Orchestra mi chiese di divenirne il direttore. La prima cosa che feci fu passare decisamente agli strumenti antichi. Il che significò anche cambiare la visione della musica e imparare un determinato linguaggio. Io provenivo dalla musica antica».

Cos’ha di caratteristico la musica barocca?

«Il musicista barocco leggendo la musica riconosce attraverso la figura musicale il pensiero emotivo del compositore. È in grado di decifrarlo e comunicarlo all’ascoltatore. Per chi non è musicista è difficile da capire».

Ci faccia un esempio

«La discesa cromatica significa dolore, la sesta ascendente significa vittoria…».

Non siete però un’orchestra che fa musica solo per addetti ai lavori, tutt’altro. Una vostra caratteristica è quella di puntare sulla comunicazione, attraverso i social, ma anche con la cura che mettete nella realizzazione di videoclip.

«Infatti. Siamo molto interessati a fare conoscere il nostro lavoro, procurare emozioni al prossimo, soprattutto ai non musicisti. Alcuni pensano che questo sia un mondo lontano, invece il tentativo che vogliamo fare è avvicinare sempre più la gente al nostro mondo, che non è d’élite».

Lei è pugliese, si è formato a Milano, si è affermato come direttore d’orchestra anche in parallelo all’attività con AB, e la sua vita oggi si divide tra la Francia e l’Italia. Qual è il suo rapporto con la Romagna?

«Vivo in Francia anche per ragioni sentimentali, ma il legame con l’Italia e la Romagna resta forte. A Bagnacavallo abbiamo trovato un’isola felice, un paesino con una dimensione umana. E poi si mangia bene».

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