A Rimini una prima elementare di bimbi solo stranieri

Mer 15 Maggio 2019
Erika Nanni


RIMINI. Gli alunni seduti ai banchi della classe prima della scuola elementare Ferrari parlano lingue diverse, hanno religioni, culture e provenienze tutte differenti. Quella della scuola di Borgo marina è una classe «100% straniera» come la definiscono con orgoglio le stesse maestre. Il risultato di «una scelta obbligata - riferisce la preside - poiché non c’erano italiani in lista per l’iscrizione.

I genitori riminesi iscrivono i bambini in altre scuole».
La composizione delle classi della scuola in via Gambalunga presenta eterogeneità di nazionalità, cultura, lingue e religione. Un fattore capace di apportare arricchimento personale, ma anche il rischio di una crescente “ghettizzazione”. Come dichiara la preside della scuola che fa riferimento all’istituto comprensivo Centro storico, Lorella Camporesi, «i genitori dei bambini italiani spesso non vengono nemmeno agli open day della Ferrari.

Leggono i nomi dei possibili compagni dei figli, e accorgendosi che sono quasi tutti stranieri, decidono di fare l’iscrizione in altre scuole». Il ragionamento dei genitori, secondo la preside, è questo: «Se il proprio bambino dovesse trovarsi in classe con compagni che hanno difficoltà a parlare italiano, la sua istruzione potrebbe risentirne».

Conferenza scuola ferrari rimini rn 2019

Non fermarsi alle apparenze
«Molto spesso, in realtà - precisa Camporesi - non è così. I bambini provengono da famiglie stabilizzate in Italia, che hanno già insegnato loro la nostra lingua.

Non si immaginano che il bimbo che si chiama Ahmed magari sappia addirittura parlare in romagnolo». Tuttavia, non è il caso dell’unica classe prima dell’anno scolastico 2018-2019, quella che nel registro vede segnati i nomi di 15 bambini, tutti di cittadinanza italiana, di cui nessuno o quasi parla italiano. «E’ un caso effettivamente singolare - dichiara la preside - in quella classe specifica, o i bambini provengono da famiglie appena trasferitesi, oppure non hanno frequentato la scuola dell’infanzia, e di conseguenza non hanno avuto modo di familiarizzare con l’italiano». Ad ammettere la composizione di una classe interamente straniera, in deroga quindi alla normativa che prevede il rispetto della proporzione del 30% massimo di stranieri, il fatto che «non c’erano bambini italiani in lista per l’iscrizione».

«La legge, infatti - spiega la preside - consente di derogare nel caso in cui non ci sia la possibilità di rispettare la proporzione. Non c’erano bambini italiani, per cui fare una classe mista non era possibile». Quella dei genitori che scelgono di iscrivere i figli altrove, invece, ammette Camporesi «è una scelta che posso comprendere. Ma bisognerebbe saper guardare oltre, e rendersi conto della prospettiva in più che può offrire la scuola».

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