A Rimini il Campus è una miniera da 21 milioni di indotto

Oltre che la culla del sapere, l’Università può anche essere considerata una miniera d’oro per il territorio che la accoglie. Un “tesoro” che a Rimini vale più di 21 milioni all’anno. Cifre svelate ieri dalla vice sindaca Chiara Bellini dopo il consiglio comunale tematico in cui è stato approvato un documento per sostenere il Campus di Rimini.

Facciamo l’appello

Nell’anno accademico 2021-2022 si contano 1.711 immatricolazioni (1.677 dodici mesi prima) e 5.087 iscrizioni (5.049 un anno fa). Gli studenti stranieri sono circa 900, provengono da 88 nazioni e rappresentano il 17 per cento del totale. La comunità più numerosa è quella iraniana (137), quindi cinese (115), russa (51), albanese (43) e rumena (40). Dei circa 4.250 italiani il 34 per cento proviene da fuori regione e il 75 da fuori provincia. Fra docenti e ricercatori si contano 450 persone.

Il “pezzo di carta” ottenuto a Rimini si traduce in un posto di lavoro dopo un anno nel 50,6 per cento (primo ciclo di studio) e nell’82 per cento dei casi (ciclo unico e secondo ciclo). Il 46 per cento degli studenti sceglie il Campus di Rimini per il tipo di corsi offerti, le caratteristiche della città (28,9) e la vicinanza territoriale e legami già esistenti (25,1). Gli studenti fuori sede sono il 38 per cento del totale, i pendolari il 38,7 e i residenti il 23,3. Il 6,1 per cento dei ragazzi conta di restare a Rimini al termine degli studi.

Il “tesoretto”

La laurea ha un costo, lo sanno tutti, ma tasse universitarie a parte sono molteplici le uscite che giovani e famiglie devono affrontare ogni mese, dal vitto all’alloggio. Ecco allora che in media ogni studente deve staccare un assegno di 652 euro (fuori sede), 172 (pendolare) e 640 (residente). Facendo tutti i calcoli e le comparazioni considerando una permanenza media di dieci mesi ecco allora che ogni studente genera un valore aggiunto pari a 4.234 euro all’anno per un totale di oltre 21 milioni. Se proprio si vuole esagerare viene stimato che ogni 13 studenti “nasce” un posto di lavoro a tempo indeterminato (394 in totale).

Facciamo squadra

L’ordine del giorno in consiglio è stato approvato con 19 voti favorevoli, 3 contrari e 7 astenuti. Il documento impegna il sindaco e la giunta a farsi capofila di un nuovo “Patto per l’Università” e fra le priorità c’è quella di individuare e mettere a disposizione sedi e locali per uffici, lezioni e ricerca.

Un ulteriore problema è quello degli alloggi, tanto è vero che si punta ad attivare sinergie fra pubblico e privato per progettare e realizzare nuovi studentati e strutture a prezzi calmierati per allievi e professori.

Una sorta di moral suasion per convincere il Comune di Riccione a rientrare nella compagine sociale di UniRimini. La firma la vicesindaca Chiara Bellini.

«Dobbiamo impegnarci a potenziare la società, aumentando la partecipazione pubblica e coinvolgendo sempre più la componente privata a partire da un rinnovato rapporto con la Fondazione Carim», detta la strada martedì sera il sindaco Jamil Sadeghoolvaad in occasione del consiglio tematico.

Aggiunge quindi Chiara Bellini. «Rimini ha una presenza maggioritaria e si è portato sulle spalle i Comuni che si sono sfilati». Una «scelta sbagliata e sciocca», che «non considera i benefici per tutto il territorio» garantiti dal campus dell’Alma Mater, sottolinea riferendosi in particolare a Riccione. Ma con il cambio alla guida del Comune e il ritorno del centrosinistra si conta di far cambiare idea. Inoltre, prosegue Bellini, la «volontà è di allargare la compagine sociale di più ai privati», presenti al momento con due fondazioni, il gruppo Maggioli, Sgr, Ieg, Riviera banca, Camera di commercio della Romagna e Confindustria Romagna. «Alcune imprese – chiosa la vicesindaca – potrebbero entrare e dare maggior forza, anche perché in altri territori ci sono Fondazioni bancarie più robuste».

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