Il coronavirus ha frenato tutto tranne le violenze alle donne. Quest’anno sono bastati meno di 6 mesi per totalizzare già tre quarti dei maltrattamenti domestici segnalati al Centro Donna nell’intero 2019. Precisamente, dal 1° gennaio al 22 giugno si sono contati ben 32 casi, contro i 44 dell’anno passato e i 37 del 2018.
Sono numeri molto allarmanti, ancor più se si tiene conto che il servizio comunale, gestito dalla cooperativa “Libra”, è stato chiuso al pubblico dal 10 marzo fino a poche settimane fa, nell’ambito del lockdown per contenere il Covid-19. Per questa ragione ci sono stati solo colloqui telefonici e via mail (rispettivamente 302 e 83 nel periodo da inizio gennaio a fine maggio, mentre i contatti diretti sono stati nelle settimane di regolare funzionamento dello sportello 406), o al limite c’è stato qualche accesso su appuntamento esclusivamente in situazioni urgenti di violenza conclamata. Una parte di emergenze potrebbe insomma essere rimasta sommersa più di quanto capita in condizioni normali.
A fare il quadro della situazione, nel corso di una seduta della commissione consiliare che si è svolta ieri, è stata Carolina Porcellini, affiancata dall’altra operatrice del Centro Donna Cristina Barducci, sotto la regia dell’assessore Carlo Verona.
Tra le nuove tendenze da tenere d’occhio riscontrate nel 2019 rispetto agli anni precedenti c’è un abbassamento della fascia d’età delle donne maltrattate, un innalzamento del loro livello di scolarizzazione e una crescita del numero di disoccupate rispetto allo status di lavoratrici precarie che era lo standard.

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