A Cesena la pandemia ha peggiorato la condizione femminile

Centro Donna di Cesena: nella Giornata internazionale della donna, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1977 come occasione importante di riflessione per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, il punto di riferimento cittadino traccia il quadro di come è stato affrontato il difficile periodo della pandemia.

Il Centro Donna di Cesena, sportello comunale nato nel 1990 e attualmente gestito dalla Cooperativa Libra di Ravenna, rappresenta certamente un osservatorio privilegiato per analizzare la condizione della donna nel nostro territorio. È coordinato da Carolina Porcellini e Caterina Cenciotti che si avvalgono del supporto di una psicologa, di quattro avvocatesse, e di una consulente della relazione di aiuto.

Il Centro Donna si occupa di vari ambiti che riguardano l’essere donna e il raggiungimento delle pari opportunità: dall’orientamento al lavoro al servizio di informazione giuridica, da sportello di primo ascolto in situazione di maltrattamento e violenza di genere a sostegno psicologico in situazioni di disagio esistenziale.

Carolina Porcellini spiega come l’anno 2020 e i primi mesi del 2021 finora vissuti siano stati per le donne particolarmente complessi in quanto l’emergenza sanitaria «…Ha acuito tutte quelle problematiche di genere, già presenti nel contesto sociale, rendendole ancora più visibili e influenti. Il periodo di lockdown per le donne ha portato più precarietà, più peso per i lavori di cura, più discriminazione e violenza».

Si è rilevato come l’emergenza sanitaria abbia causato alle donne: mancato rinnovo dei contratti di lavoro, complessità nella conciliazione del lavoro extradomestico con quello domestico, e difficoltà nella ricerca lavorativa e di integrazione delle donne straniere nel territorio. Ma anche stress a livello psicologico dato dalle limitazioni di opportunità e di socializzazione; aumento dei maltrattamenti e della violenza domestica: «Complessivamente sono 48 i casi di violenza registrati al Centro Donna, di donne che hanno affrontato un percorso completo a livello psicologico e giuridico. A questi si sommano 12 casi di passaggio in cui le donne, a seconda delle problematiche, sono state indirizzate ad altri servizi» afferma Carolina Porcellini. Positivi invece sono stati i numerosi incontri digitali che le operatrici hanno tenuto con le scuole superiori, medie, ed elementari per sensibilizzare i giovani alla prevenzione della violenza di genere, assieme alla continuazione online dei contatti con le associazioni, con i servizi e con gli enti territoriali pubblici e privati.

Si chiude oggi la campagna di sensibilizzazione sui social network ideata da Ipazia e che coinvolge anche l’associazione cesenate.

«Le donne ancora combattono tutti i giorni contro sessismo, violenza, disuguaglianze e discriminazioni – spiega Ipazia – Per questo motivo, nel rispetto delle disposizioni legate all’emergenza Covid 19 abbiamo annullato le nostre iniziative in piazza ed abbiamo lanciato una campagna sui nostri social, pagina Fb ed Instagram: pubblicando da mercoledì 3 marzo scorso fino ad oggi una mela con uno slogan in difesa della Legge 194. «Fra le lotte come associazione femminista che stiamo portando avanti in questi mesi, abbiamo scelto il tema della difesa della 194, perché sul nostro territorio, come su quello nazionale, sono apparsi manifesti e pubblicità contro l’aborto farmacologico promossi dalle associazioni Provita. Tutto ciò è un attacco alle donne e alla loro capacità di autodeterminarsi nella scelta della maternità, con il palese obbiettivo di distogliere le risorse alle strutture pubbliche a favore dei centri di aiuto alla vita. Per questo motivo abbiamo voluto questa protesta digitale: per dire sì alla laicità dello Stato, alla piena applicazione della legge 194, alla libera scelta per una maternità consapevole».

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