Martedì 27 Settembre 2016 | 03:54

Doping: richiesta clamorosa per Chiodi

La Procura del Coni vuole 6 anni e 6 mesi di squalifica per il preparatore del Cesena

 Doping: richiesta clamorosa per Chiodi

 

CESENA. Un fulmine ha colpito ieri lo staff tecnico del Cesena e la tempesta si è scatenata nel pomeriggio dopo un comunicato del Coni: l’ufficio della Procura Antidoping ha deferito il preparatore atletico del Cesena, Danilo Chiodi, chiedendo per lui una squalifica di 6 anni e 6 mesi sulla base degli atti trasmessi dalla Procura di Rimini. La richiesta dell’ufficio antidoping è di una portata clamorosa e accusa il preparatore, che si occupa del recupero degli infortunati all’interno dello staff di Bisoli, di aver violato gli articoli 2.8 e 3.2 delle Norme Sportive Antidoping. L’articolo 2.8 parla di «somministrazione o tentata somministrazione ad un atleta di sostanza vietata», mentre il 3.2 è relativo all’«avvalersi o favorire in alcun modo della consulenza o della prestazione di soggetti inibiti o squalificati per fatti di doping». Il Cesena non c’entra nulla, in realtà: ciò che è contestato a Chiodi risale ai tempi in cui lavorava nel Rimini, precisamente alla stagione 2008-2009. L’indagine, allora denominata Anabolandia, fece tremare mezza Italia sportiva e partì nel 2010, con Chiodi che arrivò nel mondo della Romagna bianconera solo nell’estate del 2012 voluto da Nicola Campedelli.

Le telefonate e Milone. I fatti contestati a Danilo Chiodi risalgono alla vigilia dei play-out di B del Rimini (poi perduti con l’Ancona: 1-1 nelle Marche all’andata, inaspettato ko interno al Romeo Neri al ritorno). A mettere nei guai Chiodi furono le intercettazioni di telefonate avute con il dottor Vittorio Bianchi nelle quali si parlava di metodi di somministrazione di sostanze dopanti. Il giocatore coinvolto nell’inchiesta insieme al medico (radiato un anno fa) e preparatore atletico fu Emilio Milone, all’epoca difensore del Rimini. Il gip di allora Sonia Pasini nella sua ricostruzione scrisse che Chiodi si sentiva con il dottor Bianchi «per alterare fraudolentemente le prestazioni agonistiche degli atleti». Il trattamento degli atleti consisteva nella somministrazione del “Gonasi 5000 (un prodotto che stimola la produzione di testosterone) e anche con emotrasfusione effettuate con l’ozono. Questi trattamenti sarebbero stati effettuati su tre giocatori di quel Rimini, ma l’unico nome ad emergere fu quello di Milone. Il dottor Bianchi prima della sfida dei play-out prescrisse a Milone anche l’Eprex (Epo) e consegnò le medicine direttamente al giocatore: la scena all’epoca fu fotografata e filmata dai Nas di Rimini.

La posizione del Cesena. Il Cesena non ha alcuna responsabilità, ma Chiodi è un tesserato bianconero e quindi nella serata di ieri il club di Corso Sozzi ha diramato un comunicato stampa con le parole del legale Mattia Grassani, che esprime la posizione della società. «Ho letto il deferimento del signor Chiodi e lo ritengo infondato oltre che sperequato quanto all’entità delle sanzioni richieste, eccessivamente afflittive. Il signor Chiodi, anche alla luce dei chiarimenti già forniti e delle prove emerse sia in sede sportiva sia in sede penale, riuscirà a dimostrare la propria estraneità da qualsivoglia violazione del codice antidoping». Ora non resta che attendere la data del procedimento.

 

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