Mercoledì 07 Dicembre 2016 | 09:39

B PLAY OFF

CesenA seratA storicA

I bianconeri completano il loro capolavoro tornando nella massima serie con una vittoria in rimonta da brividi

CesenA seratA storicA
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LATINA. C’è una bicicletta per Montiano pronta per Pierpaolo Bisoli. Aveva fatto un voto in caso di serie A e lo manterrà, mettendosi sui pedali partendo da Cesenatico, inventandosi scalatore di tornanti dopo la sua terza promozione a Cesena.

In preparazione agli ultimi tornanti di Montiano, le gambe le ha allenate ieri dopo il rigore di Cascione, volando sotto la curva ospite e liberando un urlo che covava da dieci mesi.

Il Cesena torna in serie A, il futuro del Cesena è salvo. È salvo grazie ad una stagione dal finale incredibile, chiusa all’unisono dalle lacrime di Foschi in tribuna e di Bisoli in campo, così diversi e così ugualmente innamorati del Cavalluccio. Una squadra e una società che hanno salvato dal gorgo dei debiti di una gestione scellerata, risollevata dal coraggio di Giorgio Lugaresi e del suo gruppo di lavoro.

Capolavoro. Per chi crede a certe cose, prima della partita si era scatenato il diluvio universale come a Lumezzane dieci anni fa. Quindi il Cesena ha vinto 2-1, come a Lumezzane dieci anni fa. Gregoire Defrel ed Emmanuel Cascione entrano nella storia come Roberto Biserni e Marco Ambrogioni, in una di quelle serate che fanno la differenza tra il Cavalluccio e il resto del mondo.

Il Cesena torna in A con la decima vittoria esterna stagionale, record assoluto, l’ennesimo della galleria di Bisoli. Un capolavoro nato nella ripresa dal talento pazzesco di Guido Marilungo e difeso con i denti e con la testa da un Massimo Volta fantastico, di più: Thiagosilvico, Cannavarico, capace di inscatolarsi Jonathas quando la partita è diventata pura bagarre.

Gran ripresa. Il secondo tempo del Francioni è stato una perla di carattere dopo un primo tempo difficile, timoroso e complicato. Sembrava tutto troppo in salita, neanche fosse la strada per Montiano. Invece si era sottovalutato Guido Marilungo, l’uomo dei play-off, un centravanti di serie A che gioca in B. Si è inventato dal nulla il pareggio di Defrel che ha zittito tutta Latina, poi ha chiuso la serranda sulla B e ha aperto il sipario della A guadagnandosi il rigore finale di Cascione.

La gestione del secondo tempo è stata la sintesi di tutta la stagione: cingoli e carattere, la rabbia positiva di Capelli e Volta, unita al fosforo commovente di De Feudis, un ragazzo al quarto campionato vinto a Cesena: se c’è un dio del calcio, finalmente giocherà una partita di serie A con questa maglia.

Sembrava tutto in salita, è finita con Foschi sotto la curva ospite che gli cantava “Portaci in Europa”. E il bello è che Rino prima o poi ci vorrà pure provare, magari ancora con Bisoli: in B hanno fatto fatica a convivere, ma hanno fatto la differenza.

Subito Bruno. Rispetto all’andata, Breda aveva ritrovato Bruno e propone in difesa Bruscagin al posto dello squalificato Esposito. Nemmeno Bisoli aveva regalato sorprese, con Garritano dall’inizio al posto di D’Alessandro. L’approccio alla gara è tutto del Latina, che trova quasi subito il gol del vantaggio in modo episodico con Bruno, ma è il premio a chi la partita prova a farla, mentre il Cesena sembra subirla. La girata masticata del mastino di Breda è un lob che sorprende Coser e surgela il Cesena, incapace di abbozzare una vera reazione. Così già al 13’ la lancetta del panico si orienta verso la Romagna bianconera. Campo pesante, gambe pesanti, testa pesante. Buttava male. Coppola era lì che pestava e ripestava cercando di metterci un po’ di energia, mentre gli altri sembravano fermi al gol di Cisotti dell’andata, pieni di brutti pensieri. Non che il Latina avesse fatto moltissimo di più, ma con gli arretramenti di Jonathas sulla trequarti ha uno spartito più concreto e idee vere per arrivare al gol, mentre guardando il Cesena si accusa ogni minuto che passa la mancanza di D’Alessandro. Sembrava tutto difficile, troppo difficile. Invece non era vero, perché aveva ragione il grande Emilio Bonci: nella Cesena del calcio, alla fine c’è sempre il sole. E se piove, piove acqua santa.

 

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