CALCIO SERIE C

Il patron del Rimini: «Il Governo intervenga subito, altrimenti ci fermiamo»

"Tra noi presidenti c’è un clima di esasperazione assoluta: si è anche valutato di bloccare il campionato"

di ALESSANDRO GIULIANI

03/10/2018 - 09:45

Il patron del Rimini: «Il Governo intervenga subito, altrimenti noi ci fermiamo»

RIMINI. Giorgio Grassi è nella strana condizione di essere il presidente di una squadra che sta facendo bene in un campionato, la serie C, che invece va male, pieno di problemi di cui non si intravede la soluzione, dalla confusione sul format alla pesante condizione economica della maggior parte delle società.

Grassi, lei ha messo piede come presidente in serie C da pochi mesi, che idea se ne è fatto?

«La sensazione è che tutto il mondo del calcio italiano stia vivendo un’annata che passerà alla storia, non per i meriti, ma per i danni e disastri che si sono prodotti, dalla sciagurata eliminazione nelle qualificazioni alle fasi finali dei Mondiali al flop dell’elezione di un uomo che fosse espressione del mondo del calcio e che sapesse affrontare i problemi messi a nudo da quella eliminazione. Invece tutto è precipitato con il commissariamento e ancora non si vede una soluzione. Le attese sono per il 22 ottobre, quando verrà eletta la persona che forse metterà a posto il nostro calcio».

Secondo lei, perché si è arrivati a questo punto?

«La mia idea è che gran parte dei guasti provocati è stata determinata dal semi-monopolio instaurato dalla Lega di serie A, sia economico che sportivo, vedi flop dell’introduzione delle seconde squadre, e dal monopolio sportivo ed economico della Juventus. Per il nostro calcio io penserei al Sherman Antitrust Act, tramite il quale il Governo americano nel 1890 provò per la prima volta nella storia a mitigare gli eccessi monopolistici. Lo spirito fu quello di garantire maggiore concorrenza, trasparenza e garanzie per i consumatori. La Juventus sta vincendo l’ottavo scudetto in un sistema malato perché non si è pensato alla mutualità. Capisco che la Juventus debba essere competitiva a livello europeo, però è necessario ristabilire condizioni più eque, i giocatori che la Juve acquista per vincere in Europa non dovrebbero essere impiegati nel campionato italiano».

Quanto incide questa condizione sulle società di serie C e quali sono le proposte per cambiare?

«Incide molto, perché il nostro è un campionato con soli oneri e pochissime entrate. Sono d’accordo con tutti i colleghi, la Lega di serie C chiederà una mutualità diffusa per tutte le società a prescindere dal minutaggio. Ogni società sarà libera di investire sui giovani come crede, godendone anche dei benefici. Una mutualità di almeno 500.000 euro per squadra a salire».

Quali sono gli altri punti fermi del suo programma di cambiamento?

«Riduzione della Lega C al semi-professionismo, il che significa dimezzamento della fiscalità. E ancora: dimezzamento dei costi della sicurezza, introduzione dell’apprendistato per i giovani giocatori come in tutte le imprese commerciali, un’aliquota su tutte le scommesse sulle partite di serie C. Il prodotto lo creiamo noi, perché non ne dobbiamo beneficiare almeno in parte? Ma penso anche al rating, quindi requisiti assoluti: patrimonializzazione, coerenza tra risorse proprie, investimento ed indebitamento, disponibilità dello stadio all’interno della città, popolazione, potenziale economico e di reddito, almeno 1000 abbonati certificati».

Lei ha lamentato l’eccessiva onerosità della sicurezza per le partite, come pensa di affrontare questo problema?

«La partita di calcio in serie C non può essere gestita in maniera poliziesca. Nelle nostre prime due partite in casa i costi per la sicurezza, l’affitto del campo, la percentuale di incasso che va alla squadra ospite sono stati a malapena coperti dalla biglietteria. E sono state due partite di cartello: per il futuro la biglietteria non ci darà nemmeno i soldi per le spese vive. Non si può andare avanti così: troppa burocrazia, troppi fardelli, adempimenti, lacci e lacciuoli dal peso economico insopportabile».

È vero che con i suoi colleghi state pensando ad azioni clamorose?

«È vero: da quanto sta emergendo con i colleghi presidenti, c’è un clima di esasperazione assoluta, tanto che se non verranno fatte le riforme entro poco tempo e si dovesse ricominciare così anche il prossimo anno, molti non si iscriveranno. Si è anche valutato di fermare il campionato per tutto il periodo necessario per affrontare con risolutezza il tema delle sofferenze in essere e pretendere subito gli aggiustamenti. Tanto i costi ci sono lo stesso».

Perché è così urgente l’intervento del Governo?

«Perché giochiamo un campionato falsato, sia perché è partito in ritardo per i vari ricorsi, sia perché mi risulta che globalmente ci siano cinque società di serie C che non hanno presentato regolare fidejussione all’atto dell’iscrizione, un documento fondamentale, il che inficia ogni giorno la regolarità del campionato. Di conseguenza, è ineludibile l’intervento del Governo, compresa la riforma del sistema di giustizia, primo grado e appello».

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