CALCIO GIOVANILE

In dodici mesi la vita di Baldini è cambiata radicalmente: la beffa, il tricolore e ora la Juve

«Allenare la Primavera dei bianconeri rappresenta per me un punto di partenza»

31/07/2018 - 08:48

In dodici mesi la vita di Baldini è cambiata radicalmente: la beffa, il tricolore e ora la Juve

SAN MARINO. Un’estate fa, di questi tempi, Francesco Baldini doveva digerire il “rospo” della C sfumata in vista del traguardo con l’Imolese sorpassata dal Ravenna. E lo faceva preparandosi alla nuova avventura con la Roma under 17 che ha avuto il lieto fine, per la serie “scherzi del destino”, proprio a Ravenna dove ha vinto con i giallorossi il titolo tricolore in finale con l’Atalanta. Adesso la storia è decisamente diversa, visto che l’allenatore toscano di nascita e sammarinese d’adozione è in ritiro con la Primavera della Juventus per una nuova avventura che chiude quasi un cerchio per chi, una vita fa, aveva cominciato da calciatore con i bianconeri: «Quando 23 anni fa andai via in prestito, giurai con me stesso che sarei tornato alla Juventus. Essere qui ad allenare la Primavera rappresenta per me un punto di partenza come meglio non ce ne potrebbero essere: sono in una società fra le migliori a livello mondiale e questo è certamente un orgoglio. L’addio alla Roma? Il fatto che non ci fossero possibilità di crescita unita alla chiamata della Juventus, che mi ha contattato dopo aver chiesto l’autorizzazione alla Roma, subito dopo la finale under 17 sono stati due fattori determinanti: non si poteva dire di no».

Arrivare alla Juventus significa anche giocare la Youth League, la Champions League dei giovani che vedrà i bianconeri e Baldini misurarsi con le migliori realtà continentali. «Avrei messo la firma per vivere una competizione così. Cosa mi è stato chiesto per la mia squadra? Niente di particolare, so che lavorare con la Juventus significa trasmettere quella mentalità vincente che è proprio dei bianconeri: so cosa devo fare visto che devo fare crescere questi giocatori per farli diventare calciatori veri partendo dall’umiltà che tutte le mie squadre devono avere. In ogni allenamento ci devono essere la voglia e la cattiveria necessarie per conquistare le vittorie: sono sempre quello di Imola, ovvero non sono capace di giocare per salvarmi o per pareggiare una partita. E credo che questa mia filosofia sia quella che è piaciuta alla Juventus».

Nell’estate nella quale l’Imolese è vicinissima alla C e il San Marino è costretto al trasloco a Castiglione di Ravenna pur di giocare ancora in D, non si può non chiedere un parere a chi ha vissuto entrambe le realtà pur se in tempi diversi. «Sono contento se l’Imolese arriverà in C, visto che, anche se non condivido alcune dinamiche all’interno della società rossoblù, fondamentalmente si meritano questa possibilità. Per quanto riguarda il San Marino credo che la strada debba essere quella, per far crescere il calcio sammarinese, di creare una squadra composta da giocatori sammarinesi che vivano il calcio da professionisti e possano così crescere e migliorare anche il livello della nazionale».

Andrea Mirri

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