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CALCIO SERIE B

«La salvezza? La soddisfazione più bella di questi miei cinque anni a Cesena»

Rino Foschi: «Io non sono un direttore di passaggio; sono un ultras del Cesena che ha avuto la fortuna di fare il direttore della squadra per cui tifa»

di LUCA ALBERTO MONTANARI

22/05/2018 - 15:02

«La salvezza? La soddisfazione più bella di questi miei cinque anni a Cesena»

Rino Foschi, quanto vale per lei questa salvezza?

«Personalmente è la soddisfazione più bella di questi cinque anni da direttore sportivo del Cesena. Per certi versi è stato il campionato più tribolato ma anche il più emozionante di tutti».

Per quale motivo?

«Siamo partiti da una situazione impossibile, con il piede sbagliato sia fuori che dentro al campo. Eppure siamo riusciti a portare a casa quasi 5 milioni di euro, a pagare tutti gli stipendi ai giocatori rispettando sempre le scadenze, e alla fine ci siamo salvati meritatamente, senza che nessuno ci regalasse nulla».

Tornando indietro, con il senno di poi la scelta di confermare Camplone si è rivelata sbagliata.

«È vero, ma nel calcio nessuno è infallibile. Però, se guardo tutte le squadre di B, direi che in molti hanno sbagliato l’allenatore, anche società con meno debiti e più soldi. Ma noi, a differenza di altri, abbiamo poi rimediato».

Castori ha compiuto un capolavoro.

«Lo chiamai per la prima volta dopo Ternana-Cesena per chiedergli cosa pensasse della squadra. Lui mi rispose: “Rino, è molto più forte di quanto non abbia fatto vedere finora”. Un mese dopo, nello spogliatoio di Vercelli, ho licenziato Camplone e l’ho richiamato al telefono: è stato lui a caricare me, così ci siamo dati appuntamento a casa mia, poi siamo andati da Lugaresi e abbiamo cominciato. Tutti, in quei giorni, hanno detto: “Castori ha avuto il coraggio ad accettare la panchina di una squadra che non giocherebbe neppure in C”. Bene, si è salvato facendo 50 punti».

Venerdì sera le ha dedicato la salvezza. Lei cosa risponde?

«Lo ringrazio di cuore, innanzi tutto per aver accettato. Cesena è la sua città, è diventato romagnolo e questa squadra è mia ma anche sua. Insieme abbiamo chiuso un cerchio aperto 15 anni fa. Fabrizio quest’anno ha risollevato la squadra mentalmente, tatticamente e fisicamente».

Cosa è cambiato nel momento più difficile della stagione?

«Semplice: abbiamo cominciato a vincere. E i risultati hanno dato autostima. Dopo il Novara la squadra ha cominciato a dare a Castori quello che lui cercava. Abbiamo avuto a lungo la difesa peggiore della B, anche se per me era la migliore degli ultimi anni. Bene, nelle ultime sei giornate nessun avversario ha segnato a questa squadra».

È vero che dopo Novara aveva pensato al cambio di allenatore?

«Tutte sciocchezze. Con Castori ho avuto un feeling speciale. Dopo Ascoli, ad esempio, abbiamo fatto le 2 di notte a cena, insieme allo staff. È stata la partita più brutta del girone di ritorno ma io ho sempre avuto la massima fiducia in lui e lui in me».

Quando ha capito che il Cesena si sarebbe salvato?

«Sempre. Non ho mai pensato di retrocedere».

Quali critiche l’hanno ferita maggiormente?

«Mi fa incavolare chi non si rende conto che alcune cessioni sono e saranno sempre inevitabili per garantirci il futuro. Perché la nostra programmazione si chiama sopravvivenza».

C’è un errore che si imputa?

«Di aver lavorato qua cinque anni. Non sarei mai dovuto venire. Poi ammetto di essere un po’ particolare: un po’ megalomane e un po’ permaloso».

Nel confermare prima Drago e poi Camplone non crede di aver commesso due errori?

«Le conferme di Drago e Camplone ci stavano. Ci sono società che hanno cambiato tre allenatori in un anno, può capitare. Sono errori di percorso normalissimi, poi siamo stati sfortunati perché Drago quest’anno non ha trovato una squadra. Ma l’unico errore è stato il suo biennale».

Che effetto le ha fatto lo stadio pieno venerdì sera?

«Ho rivisto lo stadio che conosco da quando sono bambino. Io non sono un direttore sportivo di passaggio, ma un ultras del Cesena che ha avuto la fortuna di fare il direttore della squadra per cui tifa».

Il 30 giugno scade il suo contratto. Cosa dobbiamo aspettarci?

«Può succedere di tutto».

In che senso?

«Non escludo nulla, però sottolineo ancora che il mio più grande errore è stato tornare qua…».

Le novità a livello societario, con possibili nuovi ingressi, possono influire?

«I dirigenti non mi hanno detto nulla. Vediamo quello che succede, poi daremo una risposta».

Però Lugaresi è convinto di voler proseguire con lei.

«Tutti gli anni siamo andati avanti, adesso aspettiamo e poi decideremo».

Oggi confermerebbe Castori?

«Fabrizio è la dimostrazione che, se gli consegni una squadra da Castori, non sbaglia mai. A Carpi ha dimostrato il suo valore, quest’anno pure. Abbiamo tanti giocatori sotto contratto, ma non possiamo programmare. Dobbiamo innanzitutto sopravvivere».

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