CALCIO SERIE D

Grassi e il progetto dell’azionariato: «Il Rimini è di tutti»

«Ricomprerò le mie quote fino a un massimo del 10%. È giusto che pregi e demeriti siano divisi da più persone»

di ALESSIO PRANZETTI

27/04/2018 - 17:08

Grassi e il progetto dell’azionariato: «Il Rimini è di tutti»

RIMINI. È un Giorgio Grassi in forma quello che parla prima della festa di domenica e poi del progetto dell’azionariato diffuso. Sorridente ma deciso come non mai perché tutto vada a buon fine.

La festa promozione

«Spero che ci sia tanta gente allo stadio che sarà un mix di colori e musica. Abbiamo invitato anche le società affiliate, se poi qualcuno ha bisogno di accrediti basta ce lo dica. Chiedo a tutta la tifoseria di aspettare per l’invasione pacifica, che già con il Romagna Centro ci è costata 200 euro. Ma anche per mettere in piedi quel cerimoniale che faremo alla fine. Faremo il giro con la Coppa che ci verrà consegnata. Per l’arredo allo stadio la Curva Est preparerà la propria coreografia, i Distinti si stanno organizzando e noi provvederemo con la Tribuna centrale».

L’azionariato popolare

Quindi si passa al secondo argomento del giorno ma secondo solo perché viene affrontato dopo, non certo perché meno importante: «I tempi sono sempre più stretti, vogliamo creare una base sociale più solida. Torno all’estate di due anni fa, quando avevo detto che la società è della città e doveva tornare ai riminese. Ho fatto delle valutazioni di tipo economico. Un campionato di C copre circa 20 milioni di persone e la Riviera Romagnola è una delle destinazioni turistiche. Un titolo di serie C può costare un milione di euro. Con la promozione del Padova noi come città saremo la più importante del girone il prossimo anno. Il calcio è uno strumento anche per fare pubblicità a livello di azienda e anche a livello personale, dà visibilità. Io sono disposto a ricomprarmi le quote fino al 10 per cento perché non voglio essere dominante, questa quota vale mille euro di valore nominale, che viene conferita nella quota capitale. E questo capitale non dovrà essere intaccato. Per questi mille euro noi chiediamo 10mila euro di pubblicità per i prossimi tre anni. È giusto che in futuro pregi e demeriti siano divisi da più persone».

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