CALCIO B

Fulignati: «Vincere senza subire neanche un gol è il massimo»

Il portiere del Cesena: «Lunedì sera contro il Brescia il fischio finale dell'arbitro è stato una vera liberazione»

di LUCA ALBERTO MONTANARI

30/11/2017 - 17:08

Fulignati: «Vincere senza subire neanche un gol è il massimo»

CESENA. Andrea Fulignati, era dallo scorso 3 settembre (Cesena-Venezia 0-0) che non chiudeva una partita senza gol al passivo. Cosa ha provato lunedì sera?

«Ero contentissimo, perché una vittoria senza subire gol ha un valore ancora più importante, specialmente per il sottoscritto. Vincere senza subire gol quest’anno non mi era ancora capitato».

Al fischio finale dell'arbitro, lei è crollato a terra pur avendo vissuto una serata molto tranquilla e con una sola parata difficile. Quanto sentiva la partita?

«Per me il fischio finale è stato una liberazione. Ci tenevo a fare bene e a non prendere gol davanti ai nostri tifosi. Ho cercato di fare le cose semplici e soprattutto di non strafare».

Sullo 0-0 ha compiuto una grandissima parata su Bisoli nell’unico tiro del Brescia in 90 minuti.

«La differenza l'ha fatta la posizione. Appena ho visto che il giocatore del Brescia prendeva posizione sul cross teso, mi sono piazzato e preparato. Quando ha preso preso il tempo a Esposito ho chiuso l’angolo».

Da quando è arrivato Castori, ha giocato per la prima volta da titolare per scelta tecnica. Se lo aspettava di finire in panchina?

«Ovviamente mi è dispiaciuto, ci mancherebbe. Ma prima di tutto viene il bene della squadra. Castori è arrivato e ha fatto delle scelte, come è giusto che sia».

Dopo tre mesi di campionato, che voto dà alla sua stagione?

«La mia stagione sta rispecchiando quella della squadra, tra qualche buona partita e qualche scivolone».

Come quello di Bari all’esordio.

«Era la prima giornata, è stata una serata infelice per tutti ma in fondo eravamo ancora una squadra in costruzione. Io non digerisco soprattutto il crollo di Vercelli. Quello è stato davvero inspiegabile e ancora mi rode».

L'alternanza tra i pali è uno stimolo o una difficoltà in più?

«Se questa alternanza è fatta con una spiegazione e una logica, non è un problema. Per come la sta gestendo Castori, è uno stimolo a fare bene».

Qual è il suo rapporto con un portiere come Agliardi?

«Chicco è un professionista straordinario e con me si è sempre comportato bene».

Torniamo un po’ indietro: quando ha messo i guanti per la prima volta?

«Non li ho messi io. Me li ha infilati mio papà Stefano, quando avevo 5-6 anni. Lui allenava i bambini di 10 anni, però mi portava al campo e mi metteva in porta. In pratica ho cominciato così, d’altronde anche mio nonno faceva il portiere e non potevo non mantenere le tradizioni».

Se non avesse fatto il portiere, in quale ruolo le sarebbe piaciuto giocare?

«L'unico ruolo dove mi metto sempre quando non gioco in porta è il terzino, ma in quella zona ci vuole troppo fiato».

Nelle quattro stagioni a Palermo, da quale portiere ha imparato di più?

«Ho imparato tanto da tutti. Sono stato con Benussi, Sorrentino, Ujkani, Viviano. Se ne devo scegliere uno, dico Sorrentino perché di fatto giocava sempre. Viviano l'ho guardato di più in televisione».

Oggi qual è il suo modello?

«Handanovic».

In B, invece, qual è l’attaccante più fastidioso?

«Dionisi, anche se a dire la verità non è un vero centravanti. Tra i numeri 9, visto che Cacia per fortuna lo abbiamo noi, scelgo Caputo dell’Empoli».

Sabato sfiderà proprio il Frosinone. Ha già studiato le punizioni di Ciano?

«No, ma per fortuna tanti miei compagni lo conoscono e mi aiuteranno».

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