Martedì 24 Ottobre 2017 | 13:17

CALCIO

Carpi e Castori, una storia di grande calcio in provincia

Sabato arriva subito una trasferta speciale per l'allenatore del Cesena

Carpi e Castori, una storia di grande calcio in provincia

CESENA. «Se vuoi davvero che le cose cambino, non puoi continuare a fare le stesse cose». La regola di una penna geniale come Massimo Gramellini aiuta a capire cosa abbia voluto dire il Carpi nella carriera di Fabrizio Castori. Fino a quattro anni fa, era dura trovare punti in comune calcistici tra Carpi e Cesena, se non scavando in esotiche finezze del passato tipo Cristiano Masitto. Poi le cose sono cambiate e l’allenatore che ha scritto un pezzo di storia del Cesena, ha smesso da poco di scrivere quella del Carpi.

Estate 2014

«Fidati, io ti dico che tu sei perfetto per lavorare a Carpi». Era l’estate del 2014 e forse, sul momento, Castori considerò un semplice adulatore il direttore sportivo Cristiano Giuntoli.

Invece non era adulazione, ma l’anticipazione della più incredibile promozione del terzo millennio. In quella estate, il Carpi punta a sorpresa sull’uomo di Tolentino, reduce da una delle parentesi più tristi della carriera: nel 2013-2014 era subentrato in ottobre alla Reggina al posto di Atzori per poi venire allontanato sei giornate dopo. È il terzo esonero di fila dopo Ascoli e Varese: il suo percorso sembra al tramonto. Invece è un nuovo inizio. Vuole che le cose cambino. Quindi inizia a fare cose diverse.

Giuntoli vuole Castori per dare un colpo di frusta alla sua idea di calcio e rinnova l’intuizione avuta da Rino Foschi nel 2003, quando lo portò dal Lanciano a Cesena. Come a Cesena, Castori a Carpi arriva da solo e viene inserito in una macchina efficientissima guidata da Giuntoli e dal patron Stefano Bonacini.

Cambio di rotta

L’uomo di Tolentino guida uno staff di sette persone e non allena il Carpi: vive il Carpi. Entra in un gruppo di lavoro che si impegna in modo maniacale, scopre la tecnologia, i droni per gli allenamenti, la match analysis dei suoi giocatori, degli avversari, degli allenamenti, di tutto.

Alle soglie dei 60 anni si scopre curioso e sperimentatore, uscendo da etichette che un po’ tutti gli avevamo appiccicato. Non è più l’allenatore che non può stare senza Pestrin o Ferreira Pinto per fare la formazione e nemmeno l’allenatore che a Cesena un gelido ex come Pellicori definì: «Limitatissimo nella fase difensiva».

Capolavoro

Il Carpi 2014-2015 ha uno scheletro di giocatori presi dai dilettanti come Pasciuti (dal Pisa mentre era in D), Gagliolo (Pro Imperia), Letizia (Aversa Normanna). Buon ultimo, nel 2014 arriva uno sconosciuto centravanti dell’Este che si chiama Kevin Lasagna. «Mister - dice Giuntoli - dagli un’occhiata e dimmi come ti sembra». Non corre, vola. Diventerà uno dei simboli del Carpi.

Nel 2014-2015 l’allenatore limitatissimo nella fase difensiva vince la serie B con quattro giornate di anticipo, subendo 28 gol in 42 partite. «Lavoravamo tantissimo e in campo correvamo come pazzi - ha ripetuto spesso Castori - e tutti dicevano: “tanto si fermano”. Ci siamo fermati, ma a giugno per andare al mare...».

Debutta in serie A con il Carpi e oggi è l’unico allenatore in attività ad avere vinto almeno una partita in tutte le serie federali, dalla 3ª categoria alla serie A. Una serie A 2015-2016 che inizia in modo sofferto: Giuntoli passa al Napoli e il nuovo direttore sportivo Sean Sogliano non si fida del gruppo storico, andando in conflitto con Castori fin dal mercato estivo. L’uomo di Tolentino viene esonerato alla 6ª giornata per fare posto a Sannino, protagonista di una parentesi fallimentare di cinque giornate. Bonacini caccia Sogliano e richiama Castori, ma un girone di ritorno da 24 punti non basta per raggiungere la salvezza.

Storia recente

Nella scorsa stagione resta in B a Carpi e guadagna la finale play-off dopo una romanzesca semifinale col Frosinone, vincendo 0-1 il ritorno in Ciociaria in nove contro undici. Una semifinale lumezzanica, l’ultimo capitolo della saga. In finale perde col Benevento, poi Castori saluta, prosciugato da tre anni che però lo hanno rimesso a nuovo, nelle idee, nella testa, nel pensare calcio.

Ha fatto la storia del Carpi e il Carpi ha cambiato la sua storia: «Quando arrivai a Carpi, dissi che quell’ambiente pieno di ragazzini mi ricordava il mio primo anno a Cesena. Ora sono tornato a Cesena e vorrei rivivere quello che ho fatto a Carpi». Ecco perché sabato il Cesena gioca in trasferta, mentre il suo allenatore gioca nella sua seconda casa, curioso esempio di emiliano-romagnolo nato a Sanseverino Marche.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000