Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:05

CALCIO

Ravenna, la A è un derby

Domenica in Verona-Bologna la sfida nella sfida tra Mandorlini e Ballardini

Davide Ballardini

Davide Ballardini

 

La pista di atletica del Bentegodi come la centralissima via Cavour: da una parte Andrea Mandorlini, dall’altra Davide Ballardini. Domenica a Verona, per la prima volta nella storia, si affronteranno in serie A due allenatori di Ravenna. Curiosamente, da quando il Bologna ha scelto “Balla”, la città bizantina è salita in testa alla speciale classifica riguardante la provenienza dei 20 tecnici del massimo campionato. All’andata Ballardini era ancora disoccupato e quindi incollato alla tv, mentre Mandorlini passeggiava sulle macerie rossoblù ed era incollato su una panchina che, dopo 25 giornate, sta cavalcando a suon di vittorie. Per il tecnico del Bologna, che domenica partirà sfavorito, è invece cominciata la lunga volata verso la salvezza alla guida di una squadra più ingessata e modesta della matricola temibile e terribile Verona. Ad anticipare il derby è Walter Alfredo Novellino, tecnico che non è di Ravenna ma che ha fatto sognare Ravenna, mentre Mandorlini e Ballardini muovevano i primi passi verso la A.

Stagione 1996-1997, quella di un sogno colorato di giallorosso: l’allora 43enne Walter Alfredo Novellino è il tecnico del miglior Ravenna di sempre, quello capace di sfiorare per la prima volta una clamorosa promozione in A. Con Monzon ci sono due giovanissimi allenatori che ispirano molta fiducia, pronti a trasformare Ravenna in una catapulta verso l’alto: il 36enne Andrea Mandorlini è il vice di Novellino in prima squadra, il 32enne Davide Ballardini è l’allenatore emergente del settore giovanile giallorosso e, dopo l’esperienza a Cesena, gli viene affidata la Primavera. «Il primo ricordo? Entrambi - fa 17 anni dopo Novellino - avevano una solo cosa in testa: diventare allenatori. Erano seri, preparati e soprattutto determinati. Avevo capito subito che ce l’avrebbero fatta».

Difensivista. Il rapporto più stretto, come è ovvio che sia tra il capo allenatore e il suo primissimo collaboratore, Monzon lo stringe con Mandorlini: viene tutto naturale anche perché, nel frattempo, il Ravenna comincia a decollare e ad occupare stabilmente le prime posizioni. «Dal punto di vista tattico - sorride l’attuale allenatore del Modena - l’inizio non fu facile, perché ad Andrea piaceva il 4-3-3 mentre io adottavo sistematicamente il 4-4-2, da sempre mio marchio di fabbrica in quegli anni. Spesso nello spogliatoio ci prendevamo in giro: lui mi dava del difensivista, perché giocavo solo con due punte, ma in realtà era molto più difensivista lui di me, perché in pratica Andrea avrebbe voluto utilizzare solo un centravanti vero, più due ali. Di queste discussioni ne abbiamo avute tantissime, nello spogliatoio ma anche al mare sia all’inizio che alla fine della stagione, dal suo povero fratello Paolo al bagno Taormina. In poco tempo abbiamo stretto un legame molto forte, anche perché ci conoscevamo già avendo giocato insieme ad Ascoli, ma quando fai il calciatore e sei più giovane, beh, è tutta un’altra storia».

Pregi. Il maestro Novellino, all’allievo Mandorlini, ha insegnato soprattutto una cosa: «Ad incazzarsi con i giocatori, perché era troppo buono. Dal punto di vista caratteriale credo di averlo aiutato tanto a diventare un allenatore, mentre dal punto di vista tattico non ce n’è stato bisogno: era già molto bravo. Andrea è un eccellente tattico e il suo 4-3-3 ormai è un marchio di fabbrica, con il quale è riuscito a imporsi sia in B che in A, nel campionato più difficile del mondo».

Forza Davide. Nel 1996 il fiore all’occhiello tra i tecnici del settore giovanile del Ravenna era il nuovo arrivato Davide Ballardini, che Novellino conobbe subito e con cui strinse un bellissimo rapporto: «Dimostrò subito di essere un grande conoscitore di calcio, nonostante fosse giovanissimo e alle prime esperienze, ma d’altronde la scuola sacchiana lo ha aiutato tantissimo. Ovviamente con Davide l’amicizia è sbocciata più avanti, anche perché non lavoravamo insieme tutti i giorni. Anche lui è diventato un grandissimo tattico, ma a differenza di Mandorlini negli ultimi anni ha cambiato più squadre e utilizzato più sistemi di gioco. Oggi sono due garanzie in A, anche se Andrea avrebbe meritato di arrivare così in alto molto prima: per diventare un allenatore considerato e soprattutto vincente è stato costretto a lasciare l’Italia e a provare l’esperienza in Romania, dove ha vinto tutto. Domenica sono curioso di vederli di fronte in Verona-Bologna: Ballardini dovrà stare attento alle ripartenze del Verona, mentre Mandorlini dovrà prestare attenzione alla fame del Bologna. Un pronostico? Non me n voglia Andrea, ma farò il tifo per Ballardini: in questo momento ne ha più bisogno».

 

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