Domenica 04 Dicembre 2016 | 13:14

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Forlì aspettava da una vita una notte così

L'attesa dei tifosi al casello autostradale, poi tutti al palazzo per applaudire l'impresa di Garelli e dei suoi uomini dopo le finali di Montecatini

Forlì aspettava da una vita una notte così

Foto Fabio Blaco

FORLÌ. Mancavano dieci minuti alla mezzanotte di domenica, già da un’ora al casello di Forlì si erano iniziati a radunare prima 50, poi 100, 200 e infine quasi 400 tifosi tutti in trepidante attesa. «Dov’è il pullman della Pallacanestro Forlì?» era la domanda ricorrente. «È ancora a Sasso Marconi. No, ha già passato Casalecchio di Reno. Sta arrivando».

Pensionati. Insomma, la voglia di fare festa per l’A2 riconquistata sul campo e non per disgrazie altrui come nel 2010, era così forte che una ventina di minuti prima di quello “vero”, all’uscita dell’A14 sopraggiunge un altro torpedone e i forlivesi lo prendono d’assalto tra petardi e gente arrampicata sugli specchietti. Dentro, però, c’è una comitiva di pensionati. Allucinati da quello che stava accadendo. Passato lo shock, il pullman può ripartire. Una botta di vita per loro, comunque.

Il vero pullman. Finalmente arriva l’Unieuro e come nel maggio del 1995 di rientro da Rimini, la folla lo circonda. Fumogeni, sciarpate, cori a più non posso, una muraglia senza distinzioni di età (dai bambini in passeggino alle “nonnine”) tutta vestita di bianco e di rosso costringe i giocatori a scendere e a tuffarsi nell’abbraccio collettivo come rockstar sulle braccia protese del pubblico. Luca Pignatti, Sebastian Vico, “O Gladiatore” Valerio Marsili, Michele Ferri danzano con i tifosi come in preda a spasmi di incredula emozione, poi il fiume di gente e auto si dirige verso il Pala Galassi e lì, sotto la regia di Riccardo Girardi, parte la celebrazione con la Curva Romagna esultante come e più di un derby con Rimini.

Telefonata a Regazzi. Gigi Garelli viene portato in passerella su un carretto di legno e tra squadra e pubblico la voce diventa un unisono coi salti. Continui, senza soste, senza che le gambe sentissero il peso delle 45 partite giocate in una stagione estenuante. A vestire i panni del “capo tribù” è Paolo Rotondo, il compassato pivot siciliano che rompe ogni freno inibitore e regala gag a ruota libera. A partire dal racconto della telefonata irriverente che la squadra, al ritorno da Montecatini, ha fatto al coach dei Raggisolaris Faenza Marco Regazzi. Colui che aveva dichiarato che Forlì non sarebbe stata promossa.

Rotondo ringrazia. E invece l’Unieuro ha vinto tutto, Rotondo ha vinto tutto. Lui che «non si può andare in A2 con un pivot così». Ecco, la risposta dell’interessato, col sorriso sulle labbra, è servita su un piatto d’argento: «Voglio ringraziare i tanti che da agosto mi hanno criticato e prometto loro che gli pagherò uno stipendio ogni anno se alla fine queste critiche mi faranno sempre vincere un campionato». Il pubblico ride e lo applaude. Finalmente. Così come riserva il proprio tripudio sin oltre l’1.30 ad ogni biancorosso presentato con una trascinante clip musicale.

Il sindaco Drei. Applausi anche per il sindaco Davide Drei, che bacia Garelli e si lascia andare: «Questo è un sogno perché un anno fa la nostra città sul basket viveva grandi dubbi e grandi problemi e si sono trovati gli ingredienti giusti per riportare la grande pallacanestro a Forlì. Tra questi c’è il coraggio di tutte le persone che hanno avviato il progetto e di chi lo ha sposato e la grandezza dei giocatori e di un pubblico eccezionale. Forza Forlì, grande Pallacanestro 2.015».

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