Sabato 10 Dicembre 2016 | 11:46

DIECI ANNI SENZA PANTANI

«Io falegname, lui artista... una rock star»

Lunga lettera di Lance Armstrong per ricordare il ciclista di Cesenatico

«Io falegname, lui artista... una rock star»

CESENATICO. «Pantani non era una star, era più come una rock star, aveva un’aura. Aveva tutta l’eleganza del mondo, tutta l’eleganza che è possibile infilare in un piccolo scalatore che io, se devo essere onesto, non avevo». Lance Armstrong, l’uomo al quale l’antidoping ha tolto sette Tour de France, ricorda Marco Pantani con una lunga lettera apparsa su cyclingnews.com. «Se io fossi il falegname, Pantani sarebbe l’artista... Non indico il doping come responsabile della sua morte. La verità è che sono state la fama e la velocità cui ha vissuto ad ucciderlo... La sua scomparsa è stata una grave perdita per due motivi: per i ricordi che ci ha regalato e perché avrebbe potuto aiutare lo sport».

A dieci anni dalla morte, intanto, si riaccendono i riflettori sull'inchiesta dopo l’appello di mamma Tonina e le parole dell’avvocato Antonio De Renzis. Le sentenze hanno avallato il lavoro degli investigatori. Il sostituto procuratore Paolo Gengarelli non commenta le inchieste. «E' tutto scritto negli atti». Non ci sono ombre neppure per l'allora capo della Squadra mobile Sabato Riccio che diresse l'indagine. «Pantani», ricorda, «giaceva nella camera da letto dell’appartamento D5, al quinto piano del residence. Il cadavere era prono, sul pavimento, alla destra del letto. Indossava solo un jeans con una cintura di cuoio. Nel disordine generale vedemmo scatole di psicofarmaci vuote o semivuote e residui di polvere bianca, che capimmo subito essere cocaina. Trovammo anche alcune lettere scritte da Pantani, di difficile lettura. Ed avemmo subito un quadro chiaro. Confermato dall'autopsia».

L'ispettore Giuseppe Lancini, all'epoca capo della sezione omicidi e coordinatore dell'attività investigativa, ora in pensione, racconta di essersi «commosso davanti al cadavere». Anche gli altri poliziotti riminesi che dopo 55 giorni firmarono l'informativa che portò alla cattura degli spacciatori (ispettori Daniele Laghi e Vladimiro Marchini, sovrintendenti Giuseppe Matassoni, Valter Procucci e Daniele Brozzetti e gli assistenti Cosimo Sangiorgio e Dario Zammarchi) si dicono pronti di nuovo a sottoscrivere il loro lavoro.

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