Giovedì 29 Settembre 2016 | 03:37

IL RADIOCRONISTA

La voce del calcio era a Cesena

Francesco Repice: "Qui un altro mondo, senza barriere e clima cordiale"

La voce del calcio era a Cesena

Francesco Repice (a destra) col collega Massimiliano Graziani

CESENA. «Una conclusione letale di Brienza, che con il collo esterno sinistro riesce ad imprimere una stilettata, una rasoiata».

Con queste parole Francesco Repice, fuoriclasse di Radio Rai e prima voce dei posticipi di serie A, ha raccontato il gol del definitivo 2-2 contro la Juventus. A Cesena, da domenica sera, il racconto originale del radiocronista è anche uno dei link più cliccati della settimana, emozionante colonna sonora di una serata indimenticabile.

Applausi. «Era la prima volta che commentavo il Cesena in questa stagione - racconta Repice - e sono rimasto impressionato dalla squadra e dallo stadio. Il primo merito di Mimmo Di Carlo è stato approfittare delle difficoltà della Juve, senza farsi intimorire e senza concedere campo: magari i tifosi del Cesena, nel primo quarto d’ora, si sono meravigliati perché non si aspettavano di incontrare una squadra un po’ in difficoltà, ma al sottoscritto la partenza negativa della Juve non ha meravigliato, era successa la stessa cosa anche a Udine. Però, a differenza dell’Udinese, il Cesena è stato impressionante. In quei 20 minuti ho visto una squadra affamata, che voleva provare davvero a segnare e a vincere, cosa che non capita spesso contro la capolista. Dalla tribuna ho visto un Cesena con del sentimento e questo, per una formazione che lotta per salvarsi, è un segnale benaugurante per il futuro. E poi ho visto un’ottima organizzazione di gioco, anche se la difesa, sui due gol incassati, non ha fatto una bella figura. Fossi stato al posto di Di Carlo, dopo la rete di Marchisio, sarei entrato in campo».

Tiri mancini. A colpire Repice, oltre all’approccio, sono stati soprattutto due giocatori. Su Gregoire Defrel, il pensiero del radiocronista calabrese è torrenziale: «Finora l’avevo visto solo in televisione ma dal vivo è un’altra cosa. Di lui mi piacciono i movimenti con e senza palla: in fase di non possesso è stato straordinario nel trovare sempre il punto ideale per sporcare la manovra della Juve, rompendo le scatole prima a Bonucci e poi a Pirlo. Con il pallone tra i piedi, poi, è stato spaventoso: come velocità mi ricorda Caniggia, ma a tratti anche Hubner. Immagino che il presidente Lugaresi sia molto contento: quest’estate prenderà un sacco di soldi quando andrà a venderlo. Se Dybala vale 40 milioni, allora Defrel ne può valere tranquillamente 20».

Dal talento emergente a quello ritrovato: anche per Brienza c’è molto zucchero. «Franco lo conosco meglio, ma non pensavo che a 36 anni potesse correre così. Il merito è anche di Di Carlo, che evidentemente lo ha convinto con i fatti, perché per spronare un giocatore così esperto non bastano le parole. Mimmo è stato bravo a toccare i tasti giusti. Per me Brienza è il Totti del Cesena».

Ambiente. Dalla squadra allo stadio. Repice non entrava al Manuzzi dal 18 novembre 2009, giorno di Italia-Svezia. «Nel pezzo che ho fatto per il Gr1 ho voluto sottolineare la genuinità dell’ambiente. Domenica mi sembrava di stare in un altro mondo: stadio senza barriere, clima cordiale, nessun veleno, appena qualche coro di scherno. E soprattutto ho visto la gente serena, con la piadina in una mano e il figlio nell’altra. Il calcio è anche questo».

Ricetta. In attesa di concedere il bis domenica prossima a San Siro (commenterà proprio Milan-Cesena), Repice chiude con uno sguardo al futuro: «Per salvarsi Di Carlo deve puntare soprattutto su Defrel e Brienza, possono fare la differenza. Djuric? E’ stato straordinario, anche se io non impazzisco per gli armadi di due metri. Oltre a Defrel, mi hanno impressionato Renzetti e Nica. Con un centrocampo da corsa e una difesa più solida, il Cesena può farcela davvero».

 

 

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