SAN MARINO

Forza lavoro, a San Marino uno su tre è frontaliero. I sindacati: «Serve una rappresentanza»

L’obiettivo è trasformare il Consiglio sindacale interregionale in un soggetto con cui i due Paesi si confrontino

25/09/2018 - 07:12

Forza lavoro, a San Marino uno su tre è frontaliero. I sindacati: «Serve una rappresentanza»

SAN MARINO. Un terzo della forza lavoro nella Repubblica di San Marino è frontaliero e arriva da Rimini, Forlì-Cesena, o da Pesaro-Urbino. E mentre il Titano, l’anno scorso, ha emanato una legge per “arginare” il fenomeno e non penalizzare i suoi cittadini nella ricerca di un’occupazione, i sindacati romagnoli, marchigiani e sammarinesi si incontrano puntando a fare del Consiglio sindacale interregionale un soggetto con cui i due paesi si confrontino. E chiedono di armonizzare la sicurezza sociale, di riprendere il percorso dello statuto dei lavoratori frontalieri per definirlo dentro un perimetro specifico, istituzionalizzare gli Osservatori provinciali attivi, e di dare la possibilità ai lavoratori di avere rappresentanza nel paese dove si ha l’occupazione. I numeri e le considerazioni sono emersi durante l’incontro organizzato a Novafeltria dalla Cgil Emilia-Romagna, delle Marche, di Rimini e di Pesaro Urbino e della CsdL di San Marino, durante il quale è stata presentata una ricerca dell’Ires Cgil Emilia-Romagna e Marche sui frontalieri nella Repubblica di San Marino. Dai dati risulta infatti che il lavoro frontaliero, in particolare quello dalla Romagna e dalle Marche, incide per il 33,5% sull’intera forza lavoro del Titano. Il settore economico maggiore è la logistica, dove oltre il 60% dei lavoratori impiegati proviene dai territori limitrofi. Elevata anche l’incidenza nell’industria (41% nel manifatturiero e 44% nelle costruzioni). I lavoratori frontalieri sono in massima parte (71%) impiegati in imprese con meno di 50 dipendenti, mentre il 16% lavora in aziende con più di 100 addetti. Coprono fra il 35% e il 40% delle mansioni direttive e impiegatizie tecniche e qualificate, e fra il 43% e il 47% delle mansioni tecniche.

Leggi e normative

La maggioranza dei frontalieri che lavora a San Marino arriva dalla provincia di Rimini con oltre il 72% dei lavoratori impiegati nella Repubblica. In ambito comunale, tra quelli che hanno un maggior vantaggio dalla dinamica occupazionale dell’economia sammarinese sono i lavoratori di San Leo con il 6,6%, Verucchio con il 4,7%, e una quota variabile dal 3% al 3,7% per i Comuni del Montefeltro e di Coriano. Più del 90% dei frontalieri è italiano, il restante 9,9% è di cittadinanza extra italiana. La ricerca ha preso anche in considerazione leggi e normative, a partire dalla 115/2017 del Titano che tratta la gestione dei frontalieri all’interno di un provvedimento che ha lo scopo di incentivare lo sviluppo economico della Repubblica. La norma vuol regolare i flussi di frontalieri per contemperare gli interessi occupazionali del territorio con le esigenze di assunzione di nuova forza lavoro per le imprese. E per questo la norma conta due strumenti: un vincolo ad assumere personale non iscritto all’avviamento solo in caso di mancanza di idonei candidati sammarinesi. E, nel caso si assuma personale non iscritto all’avviamento al lavoro della Repubblica, il pagamento un contributo annuale del 4,5% del reddito imponibile. Per la ricerca, però, il provvedimento ha un effetto a vantaggio dei lavoratori residenti solo per una quota che appare ridotta di lavori ad alta qualificazione tecnica e specialistica, ma incide su una parte veramente ridotta del mercato del lavoro locale. Ecco perché per Giuseppe Agurusa, responsabile nazionale frontalieri Cgil, i sindacati aderenti al Csir devono tra l’altro «riprendere con vigore il percorso dello Statuto dei lavoratori frontalieri, recepito dal Consiglio europeo degli italiani all’estero, affinche’ il lavoro frontaliero sia piu’ chiaramente definito dentro un perimetro specifico».

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