Sabato 21 Ottobre 2017 | 02:57

INSEDIAMENTO

Le Reggenti: «Una priorità il rispetto delle regole»

Le nuove Capitane di Stato: "Incoraggiamo la magistratura a perseguire le condotte illecite»

Le Reggenti: «Una priorità il rispetto delle regole»

SAN MARINO. «Abbiamo bisogno di trasferire fiducia e sicurezza nelle istituzioni, che devono continuare a rappresentare, tra l’altro, una roccaforte della legalità e del contrasto ad ogni forma di corruzione e di criminalità su vasta scala». È questo il messaggio della Reggenza, durante la cerimonia di insediamento che ieri mattina ha portato le prime due donne, Mimma Zavoli e Vanessa D’Ambrosio, ai vertici della Repubblica del Titano.

Sono state loro a ribadire alcuni punti da perseguire in favore della comunità. «Conveniamo nel ritenere una priorità assoluta - è il monito della Reggenza - l’impegno a garantire una corretta esplicazione delle regole e il riconoscimento al cittadino di risorse che non possono e non devono in alcun modo trovare allocazioni occulte o essere oggetto di sistemi protezionistici o clientelari».

Nel mirino delle due reggenti è finito poi il rispetto delle regole «ancor più quando ad esercitare tali riprovevoli comportamenti sono rappresentanti pubblici o istituzioni a ben altro preposte». In questa direzione «incoraggiamo l’azione della magistratura, che oggi, in totale autonomia, esplica la piena perseguibilità delle condotte illecite, favorendo, allo stesso tempo, una positiva rappresentazione di una realtà statuale pienamente aderente ai più avanzati standard internazionali».

Oratore ufficiale dell’insediamento è stato George William Vella, ministro degli Affari Esteri di Malta. «Prendiamo atto della volontà di San Marino di raggiungere una maggiore integrazione con l’Unione - ha detto Vella in un passaggio del suo discorso - e siamo pronti a condividere la nostra esperienza sulle strutture dell’Ue e il loro funzionamento, anche attraverso scambi bilaterali».

Alla cerimonia del 1° aprile ha parlato anche Adriano Bernardini, nunzio apostolico e decano del corpo diplomatico e consolare accreditato in Repubblica. Nel suo intervento ha fatto riferimento a «quel “bene comune” che, ancor oggi, molti popoli non riescono a vedere nei loro governanti come una preoccupazione principale: li vedono occupati in un dibattito meramente politico e non già preoccupati per i problemi reali e fondamentali della società, quali famiglia, lavoro, casa, scuola, giovani, sanità ed anziani».

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