Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:04

TRAGEDIA IN GARA

Morte al rally, inchiesta per omicidio colposo

Il pilota: «La via di fuga non era libera». Il Commissario delle Legge Morsiani e la polizia civile acquisiscono filmati e testimonianze

Morte al rally,  inchiesta per omicidio colposo

SAN MARINO. Omicidio colposo. Il Commissario della Legge Simon Luca Morsiani ha aperto un fascicolo sul tragico incidente accaduto domenica mattina durante una prova speciale del Rally Legend di San Marino, e, a loro stessa garanzia, sono in arrivo le notifiche del loro coinvolgimento ai diretti interessati. Un passaggio scontato, anche se coperto dal riserbo. Al contrario di chi vorrebbe liquidare l’incidente che è costato la vita al cinquasettenne Enrico Anselmino sotto la comoda voce “fatalità”, il magistrato sammarinese è infatti intenzionato a chiarire con ogni mezzo a sua disposizione la vicenda (comprese riprese aeree del percorso e la comparazione tra rilievi fotografici di prima, “durante” e dopo-gara), a partire dalla dinamica di per sé apparentemente chiara. È stata disposta l’acquisizione di tutte le immagini “amatoriali” girate coi telefonini dagli stessi spettatori presenti. C’è stata grande collaborazione e l’invito è quello di farsi avanti per mettere a disposizione altre sequenze video eventualmente ancora non condivise.

Il Commissario Morsiani coordinerà le indagini affidate alla polizia civile. Gli agenti, domenica sera, hanno subito ascoltato il pilota padovano Enrico Bonaso e la navigatrice di Pesaro, Alice Palazzi. Gli organizzatori, nella conferenza stampa successiva al fatto, senza mezzi termini avevano fin troppo frettolosamente attribuito all’esperto pilota veneto (gareggia dal 1994) il fardello della principale se non esclusiva “colpa”. Bonaso, sconvolto per la tragedia, però respinge al mittente e in particolare ai responsabili della sicurezza e agli spettatori imprudenti: agli agenti ha infatti spiegato di non avere sterzato, una volta resosi conto di non essere più in grado di tenere l’auto in curva, per non travolgere gli spettatori assiepati lungo il percorso. «Una volta compreso di andare lungo, ho impegnato la via di fuga: non avrebbero dovuto esserci delle persone e tanto meno un trattore». Secondo gli organizzatori in quel tratto c’erano tre giudici di gara, ancora in via di identificazione. È probabile che saranno ascoltati anche gli equipaggi di ricognizione (mentre è emerso che anche un altro pilota aveva rischiato di finire fuori strada nello stesso punto, ma era riuscito a riprendersi sulle rotoballe). C’è chi ora sostiene che gli spettatori presenti in quell’area fossero stati invitati verbalmente ad allontanarsi, ma quella dove ha perso la vita Enrico Anselmino non sarebbe stata però esplicitamente indicata come “zona rossa” e quindi chiusa al pubblico. La vittima, però, non era uno sprovveduto e nell’accompagnare al rally il figlio disabile si era preventivamente informato anche sugli aspetti logistici della competizione. Difficilmente avrebbe messo a repentaglio la sua famiglia in una zona vietata. Un’altra circostanza al vaglio del Commissario Morsiani (le aree di sicurezza sarebbero state modificate più volte nel corso dello svolgimento delle varie prove). Una volta avuta la relazione della polizia civile il magistrato deciderà il tipo di accertamento da eseguire sul cadavere della vittima: se non si renderà strettamente necessaria, un’attenta ispezione cadaverica sarà preferita all’autopsia.

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