Venerdì 30 Settembre 2016 | 10:20

IL CASO

Animali feriti, chiude il centro e volano le accuse

Il soccorso fauna selvatica dice addio dopo 25 anni

Animali feriti, chiude il centro e volano le accuse

RIMINI. Il Centro di recupero animali selvatici chiude dopo 25 anni. Un addio con polemica per il manipolo di volontari che ogni anno curava, assisteva, ospitava e liberava quasi duemila tra aquile, falchi, poiane ma anche merli, gazze, passerotti e poi ricci, istrici, tassi, leprotti, caprioli e specie esotiche. Ora è tutto finito, stando alle parole del responsabile Lorenzo Bruschi: «Colpa della Provincia, ci ha ignorato per 5 anni sulla nuova sede».

La sede in via Apollonia a Torre Pedrera, 1.500 metri quadri con oltre 15 voliere, chiude per sempre. La notizia è arrivata dallo stesso Centro, nato nel 1989 con il Wwf e gestito dal 2001 dall’associazione Maricla onlus: «Dopo ben 25 anni spesi a tutela della fauna selvatica e dopo aver superato mille difficoltà, siamo stati costretti ad arrenderci ai problemi sorti in questi ultimi anni, dovuti in gran parte alle mancate risposte».

Da parte di chi? Lo spiega il responsabile Bruschi: «All’amministrazione provinciale non è interessato garantire questo servizio per i cittadini e per gli animali: i numerosi appelli lanciati, nell’ultimo quinquennio, all’ex presidente Stefano Vitali e ai due assessori provinciali competenti, Jamil Sadegholvaad e poi Juri Magrini, non sono riusciti a ottenere le necessarie risposte per poter continuare la nostra attività».

Risultato: «Chiudiamo per mancanza di spazi e strutture idonee». Già perché il problema è nato con «l’aumento di animali da accudire, passati da circa 800 all’anno a quasi 2000: una enormità per gli spazi “precari” dove eravamo».

Ecco quindi la richiesta alla Provincia - con cui sono convenzionati e che finanziava la struttura con 30mila euro all’anno poi scesi a 25mila - di trovare una nuova sistemazione: «Abbiamo iniziato nel 2010 a sollevare il problema e alla fine era stato trovato anche un terreno da 8mila metri quadri in zona Corpolò in cui potevamo trasferirci».

Sembrava che la soluzione fosse a portata di mano. Anche perché si trattava dell’unica struttura capace di accogliere gli animali selvatici in difficoltà. E anche perché «oltre al terreno sarebbero bastati 30mila euro per avviare il nuovo Centro, grazie anche al lavoro dei volontari che avrebbero abbattuto così le spese». Tutto è naufragato: «Per l’ennesima volta, dopo 5 anni di richieste, dalla Provincia volevano andare avanti facendo finta di niente, ignorando il fatto che ormai avevamo superato il limite e purtroppo la vita degli animali, in quegli spazi piccoli, era a rischio: abbiamo detto basta e interrotto la convenzione».

Ma i volontari annunciano già battaglia: «Continueremo a sollecitare chi di dovere a dare le risposte: in gioco c’è la vita di centinaia di animali».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000