Sabato 01 Ottobre 2016 | 03:28

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Roby e Ale: «Vogliamo sposarci a Rimini»

Coppia gay spiega le nuove speranze dopo il via libera dato dal Comune alle unioni civili

Roby e Ale: «Vogliamo sposarci a Rimini»

Da sinistra Roberto Maldini e Alessandro Cerami

RIMINI. Sposarsi a Rimini, nella loro città, per ora resta un sogno, ma Roberto Maldini e Alessandro Cerami (Roby e Ale per gli amici) sono convinti che succederà.
Il via libera alle unioni civili, anche tra persone dello stesso sesso, arrivato nei giorni scorsi dal consiglio comunale di Rimini, è un primo passo importante per tutti i gay e le lesbiche che convivono e che possono pensare ad un futuro insieme ufficialmente riconosciuto con l’iscrizione al registro delle unioni civili.
Roby e Ale hanno assistito al dibattito in consiglio comunale e sono ovviamente soddisfatti: «Un consiglio comunale durato cinque ore - racconta Roby - a dimostrazione che è un tema molto sentito e importante, non qualcosa che interessa solo alcune persone. Per la prima volta ho assistito ad un dibattito molto alto su questo argomento, non c’è stata la solita polemica da bar, tutti si sono dovuti misurare con la conoscenza, con la realtà dei fatti. Il riconoscimento istituzionale è sicuramente un passo importante, un atto di civiltà che va nella giusta direzione. Se tutti i Comuni facessero la stessa cosa si aprirebbero degli spiragli importanti, è un atto che andrebbe ad incidere sulla comunità, su chi ha paura dando speranza. La speranza è un’energia che è di tutti, che va a tutti e che si condivide in maniera totale».
«Siamo molto soddisfatti - sottolinea Ale - la direzione è quella giusta, siamo assolutamente in ritardo rispetto ad altri paesi, a causa anche di una frangia cattolica irriducibile che non accetta il concetto di famiglia tra persone o dello stesso sesso, ma le cose stanno cambiando anche da noi. Il concetto di famiglia riguarda un nucleo di persone che stanno insieme, indipendentemente dal loro sesso. A chi non ci considera “normali” ricordo che Papa Francesco in un’occasione ha affermato: “Chi sono io per giudicare”. Ecco credo che chi non riesce a considerarci “normali” debba farsi questa domanda. Io ho imparato una cosa: al mondo siamo 7 miliardi e siamo tutti diversi, chiedersi cos’è la normalità è una bella domanda».
Roby (39 anni, lavora nel campo della pubblicità) e Ale (40, dipendente di una cooperativa sociale) si sono conosciuti da ragazzi, nel 1995 durante il periodo dell’università. «Frequentavamo facoltà diverse - racconta Roby - io facevo Scienze della comunicazione e Ale Agraria, ma avevamo alcuni amici in comune. Ci siamo frequentati e abbiamo capito che stavamo bene insieme. Le nostre famiglie non ci hanno mai fatto problemi, hanno capito e da questo punto di vista possiamo ritenerci fortunati. Purtroppo ci sono tanti omosessuali che invece non vengono accettati in famiglia».
«Viviamo insieme da 13 anni (3 a Bologna e 10 a Rimini) - prosegue Ale - c’è stato un percorso di consapevolezza diverso tra le due famiglie, comunque positivo. Apparteniamo a famiglie eterogenee e molto aperte e siamo cresciuti in un ambiente favorevole e sempre capace di mettersi in discussione. Da ragazzino qualche disagio l’ho avuto, qualche momento in cui mi sentivo diverso, ma li ho superati. Poi dopo aver conosciuto Roby, ho sentito la voglia e il bisogno di dirlo a tutti. E quando lo fai è come rinascere una seconda volta. Ci sono tanti gay che ancora vivono celati, è una condizione di sofferenza difficile da sostenere. Esistono casi in cui le famiglie chiudono la porta, noi abbiamo un’amica alla quale genitori e fratello hanno chiuso la porta 15 anni fa e non l’hanno mai riaperta, però sono convinto che nove volte su dieci le famiglie dopo un’iniziale difficoltà riescono ad accettare la situazione perchè l’amore di un genitore o di un fratello riesce ad andare oltre».
Roby e Ale si conoscono da quasi vent’anni e insieme hanno vissuto in diretta e da protagonisti tutti i cambiamenti che si sono verificati nella percezione dell’omosessualità tra le persone. «Ci siamo sempre spesi per difendere i diritti di gay e lesbiche - afferma Roby - abbiamo partecipato a manifestazioni e organizzato iniziative per sensibilizzare la gente su questi argomenti, a volte avrei voluto non essere gay per dimostrare che facevo questa battaglia non per me ma per il bene di tutti. Ci sono stati a fianco anche tanti eterosessuali e i cambiamenti di mentalità che si sono verificati in tanti paesi del mondo in questi 20 anni sono significativi. Tra gli omosessuali è stato fondamentale il coming out perchè prima bisogna accettarsi e non nascondersi, tra le persone invece c’è stato un cambiamento di mentalità, tanti cominciano a capire che non siamo diversi, che l’amore tra due persone dello stesso sesso non è una cosa brutta e sbagliata».
Nel mondo 14 paesi e 11 stati Usa riconoscono i diritti di gay e lesbiche e ammettono il matrimonio, in Europa solo 9 paesi (su 28) non riconoscono tali diritti, tra questi anche l’Italia. «Ormai è solo questione di tempo - concludono Roby e Ale - siamo fiduciosi di poterci sposare nel nostro paese. Intanto abbiamo avuto il piacere e l’onore di sposare una coppia di amici, Katia e Max, chiedendo una delega al sindaco. La prossima volta speriamo tocchi a noi».

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