Domenica 25 Settembre 2016 | 21:06

DIRITTI

Rimini approva le unioni civili

Il consiglio ha votato sì per coppie etero e omo

Rimini approva le unioni civili

Il sindaco Gnassi

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RIMINI. Il Consiglio comunale ha approvato nella seduta di ieri sera la proposta deliberativa avanzata dai consiglieri Savio Galvani (Federazione della Sinistra) e Fabio Pazzaglia (Fare Comune) per il “Riconoscimento delle unioni civili. Approvazione del regolamento”. Una proposta avanzata ai sensi dell’art. 19 del Regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale, che consente ai consiglieri di presentare proposte di deliberazione, e approvata col voto favorevole di 19 consiglieri; 9 invece i voti contrari.

Per divenire pienamente operativo il Regolamento approvato ieri sera dovrà avere ancora un passaggio, ovvero essere istruito dall’ufficio comunale competente per tornare all’esame del Consiglio per la votazione definitiva.

Il Comune di Rimini avvia quindi l’adozione del “Registro amministrativo delle unioni civili” intese – specifica all’art. 2 il regolamento – come “due persone maggiorenni, legate da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Unioni che il Comune riconosce provvedendo a tutelarle e sostenere per superare situazioni di discriminazione e favorirne l'integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio.

La casa; la sanità e servizi sociali; le politiche per giovani, genitori e anziani; lo sport e il tempo libero; la formazione, scuola e servizi educativi; i diritti e partecipazione; i trasporti sono le aree tematiche di intervento rispetto alle quali gli atti dell'Amministrazione devono prevedere per le unioni civili condizioni non discriminatorie di accesso, evitando condizioni di svantaggio economico e sociale.

All’interno del Comune di Rimini, dunque, chi s’iscrive al Registro sarà equiparato al “parente prossimo del soggetto con cui si è iscritto” ai fini della possibilità di assistenza. L’Amministrazione comunale rilascerà, su richiesta degli interessati, attestato di "unione civile basata su vincolo affettivo" inteso come reciproca assistenza morale e materiale. L'attestato sarà rilasciato per i soli usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti dall'Amministrazione comunale, così come sarà verificata dall’Amministrazione comunale l'effettiva convivenza delle persone che richiedono l'attestato.

Possono chiedere di essere iscritte al registro delle unioni civili – prosegue il Regolamento all’art. 4 - due persone maggiorenni, di sesso diverso o dello stesso sesso, residenti e coabitanti nel Comune di Rimini. Le iscrizioni nel Registro potranno avvenire esclusivamente sulla base di una domanda presentata al Comune congiuntamente agli interessati. L’iscrizione nel Registro non può essere richiesta da coloro che facciano già parte di una diversa unione civile, i cui effetti non siano cessati al momento della domanda di iscrizione, né dalle persone coniugate fino al momento dell’annotazione della separazione personale sull’atto di matrimonio.

Per cancellarsi sarà invece sufficiente la cessazione della situazione di coabitazione o, nel caso del venir a meno dei rapporti affettivi, su richiesta di una o di entrambe le parti interessate.

«Credo che quello affrontato ieri sera dal Consiglio Comunale sia stato uno dei temi più importanti negli ultimi anni – commenta il sindaco Andrea Gnassi - Un Consiglio Comunale che ha scelto di assumersi una responsabilità importante, compiendo un primo passo, dal valore altamente simbolico oltre che concreto, verso il riconoscimento di alcuni diritti di una fetta importante della nostra società. Per questo voglio ringraziare i consiglieri per il dibattito impegnativo e appassionato di ieri sera e soprattutto ringrazio coloro che con il loro voto favorevole consentono a Rimini di fare un passo avanti sul fronte del riconoscimento della dignità e della civiltà. In questo senso, oggi Rimini si risveglia un po' più matura. Volendo fare un paragone solo apparentemente un po’ azzardato, è come all'indomani del referendum sul divorzio che animò l’Italia negli anni Settanta. Un dibattito che ha spaccato in due il Paese, ma che poi ha inciso in maniera decisiva per lo sviluppo della nostra società. Siamo tutti ben consapevoli che su altri tavoli si decidono le sorti del Paese sul fronte dell’ampliamento delle garanzie e dei diritti di tutti, ma in attesa di una legge nazionale che finalmente consenta proiettare l’Italia nel futuro, era importante dare un segnale anche locale, per tutti quegli uomini e donne riminesi che attendono delle risposte. Il dovere di chi ha una responsabilità politica è quello di ascoltare e raccogliere le istanze di tutti i cittadini a cui deve rispondere. E su questo, da oggi, Rimini risponde 'presente'. E' facile, in ogni ambito della vita, riempire bocca e fogli con la parola 'cambiamento', 'rinnovamento'. Ma l'impegno non finisce con l'enunciazione: per cambiare davvero serve il coraggio. Rinnovare significa comprendere a fondo l’evoluzione profonda della nostra società e quindi dare risposte, soluzioni e servizi a questo nuovo quadro, e non specchiarsi nostalgicamente in una fotografia che non esiste più. Il rinnovamento non si compie a parole, ma lo si fa tentando di affermare una nuova sintonia tra istituzioni e società. In una società sempre più frammentata, dove si tende a dividere e spezzare, cavalcando le paure, c’è chi ha ancora il coraggio di condividere un percorso insieme, seppur in modi e forme diverse. Solo a Rimini oggi ci sono duemila unioni di fatto: ampliando lo sguardo anche alla rete parentale si arriva a decine di migliaia di persone, che sino a oggi – a causa come detto di una legge italiana clamorosamente assente- non hanno avuto risposte certe soprattutto in termini di accessibilità ad alcuni importanti servizi. Spesso abbiamo la tendenza a parlare di ‘unioni civili’ quasi come fosse un argomento ‘lontano’, ma queste migliaia di persone sono uomini e donne che conosciamo, che conosciamo tutti i giorni: è la storia di Marco e Giovanna, di Vincenzo e Patrizia, di Rossella e Dario, così come è la storia delle ragazze e dei ragazzi che chiedono di sentirsi riconosciuti dalla società in cui sono immersi, senza distinzioni. Il Consiglio comunale ha dunque scelto di riconoscere il diritto ad un cammino insieme, confidando che a breve si aggiunga l’altro ‘pezzo’, quello ben più importante, con l’approvazione della legge sulle unioni civili che è già in Parlamento e che speriamo venga discussa in tempi rapidi. Il ‘modello tedesco’ su cui ha lavorato il governo mi auguro possa essere una valida e rapida sintesi tra le tante sensibilità e visioni differenti, tenendo conto che si tratta pur sempre di garantire a coppie dello stesso sesso di godere degli stessi diritti essenziali di cui godono le coppie eterosessuali sposate, quale la possibilità di assistenza negli ospedali e nelle carceri. Il diritto in più per qualcuno non è un diritto in meno per altri, e non è nemmeno una mera somma: si diventa tutti cittadini al quadrato. Essere europei e guardare all'Europa è soprattutto guardare ai diritti».

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