Venerdì 30 Settembre 2016 | 10:20

SULLA RIVA DEL FIUME

Marecchia, capanni da pesca espropriati

Il Comune li trasforma in centri di studio

 Marecchia, capanni da pesca espropriati

RIMINI. I capanni da pesca sul fiume Marecchia sono di nuovo un bene pubblico, espropriati dal Comune e ora destinati a diventare punti di incontro, di arte, di cultura e di sport.

Sta prendendo forma il progetto di riqualificazione degli argini partito in concomitanza con la ricostruzione del ponte di via Coletti. Uno dei tasselli comprende la valorizzazione delle “palafitte” presenti sulla sponda del fiume, di proprietà del Servizio tecnico di bacino e a cui l’amministrazione ha chiesto la concessione, individuando per ognuno dei capanni una funzione a uso pubblico, con diversi progetti ipotizzati da portare avanti. Idee - recita una nota di Palazzo Garampi - in linea con quanto prevede la legge regionale che regola la concessione, che individua come prioritari la tutela della biodiversità, la riqualificazione ambientale e la realizzazione di opere di interesse pubblico nel pieno rispetto delle caratteristiche ambientali dell’area.

Una delle proposte prevede la realizzazione di attività di cura e pulizia del lungomare degli artisti e del percorso ciclo-pedonale sino alla foce del deviatore. I capanni in questo caso serviranno al deposito delle attrezzature e all’organizzazione delle attività, che saranno coordinate dal gruppo Ci.Vi.Vo San Giuliano-Deviatore. Un altro capanno è destinato invece a un progetto a cura della Direzione Polizia Municipale, per la realizzazione di attività per promuovere la sicurezza in mare.

Il mondo della marineria è al centro del terzo progetto proposto, che prevede la realizzazione di attività didattiche per tramandare le tradizione nel rapporto tra uomo e mare e il mestiere della marineria, con l’allestimento di laboratori di studio e organizzazione di visite guidate. Un capanno dovrebbe essere invece dedicato all’attività artistica e a laboratori di espressività.

Infine, l’ultimo progetto riguarda lo sport, con la creazione della “casa della canoa”, per avvicinare i giovani alla pratica di una disciplina non molto diffusa nella nostra zona. Il capanno sarebbe utilizzato anche come ricovero degli equipaggi e come deposito dell’attrezzatura necessaria, divenendo quindi un presidio costante.

Al momento due dei sei capanni sono già disponibili, un terzo potrebbe essere a disposizione da gennaio e i restanti a seguire.

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