Martedì 06 Dicembre 2016 | 16:55

PAURA IN VIA IV NOVEMBRE

Tentata rapina in pieno centro a colpi di mazza

Gioielleria Aldo Tamburini nel mirino di un uomo che cerca di sfondare il vetro blindato Blitz verso le 11: inseguito da titolare, mette corriere ko con spray urticante. Fuggito anche il complice

Tentata rapina in pieno centro a colpi di mazza

 

RIMINI. Tra i primi a notarlo, seduto sulla panchina di cemento di fronte alla gioielleria, sono alcuni clienti del vicino bar. Nessuno però si immagina che quell’uomo, cappellino schiacciato sulla testa per nascondere il volto, si alzerà d’improvviso brandendo una mazza da 50 centimetri con un pesante corpo di metallo all’estremità: un paio di passi avanti e via tre colpi violentissimi contro la vetrata per tentare di frantumarla e portare via i preziosi orologi. E’ un blitz quello di ieri alle 10.40, in via IV Novembre ai danni della nota gioielleria Aldo Tamburini, pieno centro città, che dà il via lungo le strade a una sequenza da film davanti ai tanti presenti: il cognato del titolare inizia a inseguire il malvivente verso piazza Tre Martiri e piazza Ferrari tra le urla e il tentativo di un corriere di bloccare l’autore del gesto, il quale si divincola con una spruzzata di liquido urticante. Poi la caccia all’uomo della polizia anche per il complice che ha fatto da palo ed è stato immortalato dalle videocamere.

Nel cuore della città, a pochi passi dalla prefettura, in quello che sembra un normale inizio di settimana e invece non è. Ma soprattutto alla luce del sole, poco prima delle 11, quando intorno le strade brulicano di gente, famiglie, bambini e i negozi sono in piena attività. E’ questa l’inquietante cornice scelta dal malvivente per colpire la gioielleria Aldo Tamburini, nella cui vetrina che affaccia su via IV Novembre sono esposti in quel momento numerosi orologi di grande valore che l’uomo non riesce però a portare via.

L’arma scelta, una lunga mazza di quelle che si usano in edilizia per le demolizioni, non è infatti sufficiente a sfondare il vetro blindato, che si crepa solo facendo desistere dai suoi intenti l’uomo. Che ha deciso di entrare in azione dopo avere tenuto d’occhio l’esercizio commerciale. Il rapinatore aspetta infatti che dal locale escano il titolare, il figlio e il cognato per andare nel laboratorio retrostante; dentro rimangono la figlia, sempre del titolare, e una cliente.

Il momento è ideale e, incurante che attorno a lui ci sia l’universo mondo in strada, si scaglia contro la vetrina blindata. I tanti testimoni lo descrivono alto 1 metro e 90, 30 anni, magro, cappellino in testa e giubbetto con cappuccio. Nessuno però in quei precisi istanti interviene: troppo breve il lasso di tempo per le reazioni immediate. La mazza in mano non aiuta poi nessuno a vestire i panni dell’eroe.

Solo il cognato del proprietario, una volta sentiti i “boati”, esce fuori dal vicino laboratorio, inquadra la situazione, e inizia a inseguire il delinquente, che ha comunque già capito e si dà alla fuga impazzata: prima verso piazza Tre Martiri; poi lì perde “l’arma” e questa viene raccolta dal suo inseguitore che non rinuncia ad acciuffarlo e lo tampina tra le urla verso via Malatesta. Attorno i passanti, tanti, che assistono increduli.

Tra questi anche un corriere espresso, che conosce i titolari della gioielleria e richiamato dalle urla decide di “buttarsi nella mischia” cercando di placare il malvivente. Che però tira fuori un colpo inaspettato: una bomboletta di spray urticante; una spruzzata sul volto dell’improvvisato “terzo incomodo” e via verso le stradine circostanti dove riesce a fare perdere le proprie tracce.

Sul posto interviene la polizia e la scientifica: sente i proprietari, chi era presente nel negozio, alcuni testimoni che hanno visto tutto a pochi metri. Poi, al suo ritorno, il cognato viene anche messo a bordo di una volante su cui gira assieme ad alcuni poliziotti, alla ricerca dell’individuo da riconoscere. Niente da fare. Non restano che le indagini della squadra mobile e della scientifica, a questo punto: a partire dalle immagini delle videocamere della gioielleria e lungo le strade. Da cui è emerso già che ci sarebbe stato un secondo uomo a fare da palo riuscito a fuggire.

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