Domenica 25 Settembre 2016 | 14:17

SVOLTA A SORPRESA

Cane bruciato, spunta la pista del doping

Fine delle indagini: atto intimidatorio per coprire vicende legate al mondo delle corse ippiche

Cane bruciato, spunta la pista del doping

 

RIMINI. Tre persone, e non una come sembrava all’inizio, sarebbero coinvolte nella morte del Jack Russell dato alle fiamme dopo essere stato torturato. E dietro ci sarebbe un giro di doping legato alle corse dei cavalli. Questa è la conclusione delle indagini - portate avanti dai carabinieri – del pm Luca Bertuzzi, che ha inviato gli atti ai colleghi di Bergamo per il prosieguo su eventuali sviluppi dell’inchiesta.

E’ infatti residente nella città lombarda l’unico degli indagati per cui la procura ha intenzione di chiedere il rinvio a giudizio per uccisione con crudeltà di animali: si tratta del 33enne denunciato dalla fidanzata, che la notte tra il 7 e l’8 agosto avrebbe bruciato viva la cagnolina di nome Gina, morta pochi giorni dopo per le ferite.

Tutto sembrava fare credere a una lite tra fidanzati. La svolta è però arrivata dal controllo delle immagini delle videocamere presenti nel residence dove alloggiavano questa estate l’uomo e la donna proprietari dell’animale: i due si trovavano a San Giovanni in Marignano per un concorso ippico ed è lì che il sistema di sorveglianza a circuito chiuso ha ripreso un uomo che si dirigeva con il cane in un campo vicino all’Horses Riviera Resort; persona che è stata poi seguita da altri due individui, uno dei quali portava un sacco nero identico a quello in cui è stata trovata rinchiusa la cagnolina.

L’animale era stato picchiato, torturato e a giudicare dalle ferite, era stato colpito con una specie di forcone per poi essere rinchiuso in una busta di plastica a cui era stato dato fuoco. Le altre due persone al momento non sono state identificate ma proprio la loro presenza avrebbe dato adito all’ipotesi investigativa legata al doping: l’atto sarebbe stato infatti intimidatorio nei confronti della ragazza, perché tacesse in merito a vicende inerenti l’uso di anabolizzanti sulle corse. Dei sospetti ci sarebbero infatti anche sulla morte di un cavallo, della scuderia riconducibile alla coppia, deceduto durante una competizione.

Di certo c’è al momento che l’unico a essere stato denunciato è il 33enne bergamasco che in caso di condanna rischia fino a 36 mesi di carcere: l’uomo, secondo la ricostruzione delle indagini, si sarebbe anche vantato con alcuni amici ricordando l’episodio, in cui però avrebbe parlato di numerose bastonate alla cagnolina chiusa nel sacco, ma avrebbe negato di averla uccisa.

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