Martedì 06 Dicembre 2016 | 15:01

ESPOSTO DEI FAMILIARI: SI FARA' L'AUTOPSIA

Muore in strada, aperta un'inchiesta

Undici giorni prima la donna era stata accompagnata in ospedale, ma l'avevano rimandata a casa

 Muore in strada, aperta un'inchiesta

RIMINI. La procura di Rimini ha aperto un fascicolo sulla morte di una donna riminese di cinquanta anni, colta da malore fatale nel pomeriggio di giovedì scorso nel parcheggio di via Stampa, sotto gli occhi della figlia 21enne, a due passi dalla palazzina del poliambulatorio dell’ospedale. Nei giorni precedenti si era già sentita male e dopo la visita al pronto soccorso di Riccione era stata rimandata a casa. Provava un malessere, si sentiva stanca affannata. L’ipotesi è omicidio colposo a carico di ignoti: l’inchiesta consentirà di effettuare gli approfondimenti necessari per stabilire le cause della morte e valutare delle eventuali responsabilità (sul posto era intervenuto il radiomobile dei carabinieri). Sarà effettuata l’autopsia. E’ quanto hanno chiesto i familiari della donna, in particolare il padre e il fratello, attraverso un esposto consegnato ieri mattina al magistrato dagli avvocati Riccardo e Franco Belli. Senza ipotizzare reati o puntare il dito contro qualcuno, i congiunti della cinquantenne, affranti per la dolorosa e improvvisa perdita, chiedono di fare luce su alcune circostanze. La donna, al momento del malore, stava andando in ambulatorio per una semplice visita dermatologica, ma nei giorni precedenti era stata all’ospedale per un problema più serio ed era stata dimessa. Un po’ troppo tempestivamente? Ma la domanda che si fa il padre è un’altra: poteva essere salvata? Neppure il medico, dal quale era andata, ne ha chiesto il ricovero. Nell’esposto si ripercorre la cronologia dei fatti per lasciare ogni altra valutazione a chi di dovere. La donna si era sentita male una prima volta, all’improvviso, mentre era al lavoro come cameriera, a Coriano, il 7 settembre scorso. La figlia l’aveva accompagnata all’ospedale di Riccione e dopo gli accertamenti del caso l’avevano dimessa consigliandole però una serie di esami da effettuare. La donna avrebbe preferito, a quel punto, un ricovero, ma era stata rassicurata dai medici. Negli undici giorni successivi, preoccupata, aveva fatto tutto quello che c’era da fare: «Non mi sento bene», ripeteva al marito e al padre.

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