Sabato 01 Ottobre 2016 | 14:06

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Vendemmia sotto l'acqua: allarme rosso

Raddoppiati i trattamenti contro pioggia e freddo. Le aziende: rischio basse gradazioni. Intanto i bianchi saranno di «altissima qualità»

Vendemmia sotto l'acqua: allarme rosso

RIMINI. Estate con temperature da nord Europa, luglio da record per la pioggia battente, previsioni meteo pessime. Ma anche raddoppio dei trattamenti per salvare le viti e vendemmia tardiva che «sembra di essere tornati indietro di 30 anni» e rischia «di essere fatta sotto l'acqua». E’ allarme rosso per il vino riminese che, mai come quest’anno, deve evitare di «finire annacquato e a gradazioni basse». Effetti collaterali che “ucciderebbero” il Sangiovese. Dalle aziende vinicole attendono in questi giorni l’esito finale: nulla è ancora compromesso.

Il quadro della situazione è davvero insolito sulle colline dell’entroterra. Dal Podere Vecciano non hanno intenzione di fasciarsi la testa ma ammettono: «E’ un’annata difficile, molto difficile per i rossi: sulla quantità non ci sarà problema, la produzione c’è, però siamo al lavoro per salvare la qualità». Un particolare non da poco, quello della qualità, che ha richiesto «un raddoppio dei trattamenti per tutelare la vite dalla pioggia di questa estate».

Chi non si è mosso in anticipo «si ritrova adesso con le piante marce: e non sono pochi a essere stati colpiti», spiega ancora Davide Bigucci, uno dei titolari dell’azienda vinicola Podere Vecciano: «Chi invece ha salvato le viti come noi adesso deve evitare la diminuzione degli aromi, tenere la struttura del vino, evitare che l’acino abbia bucce troppo grosse e poco liquido, e avere i rossi più diluiti con profumi e sapori meno intensi: ce la possiamo fare».

Compito comunque davvero difficile se il meteo non assisterà la vendemmia che si prevede da settembre fino a metà ottobre. E le previsioni parlano di pioggia anche nei prossimi giorni: un colpo duro che però potrebbero anche non compromettere del tutto il Sangiovese.

Da Ca’ Perdicchi, il titolare chiarisce che «se ci va male riusciremo ad arrivare a una gradazione massima di 10 gradi, se invece va come speriamo che vada, settembre con il bel tempo, allora saliremo dai 12 ai 15 gradi». L’incognita, insomma, sono le precipitazioni piovose, precisano dai 35 ettari del podere, dove anche lì i trattamenti, a botte di tremila euro l’uno, sono «raddoppiati, anche se non incidono in negativo sulla qualità finale ma si limitano a salvare l’uva».

Di certo c’è che a questo giro, il bianco Chardonnay sarà «di livello altissimo», spiegano in coro dalle aziende, che hanno le uve bianche già mature, favorite proprio dal clima fresco di questa estate che «così, con queste temperature basse e piogge, non si era mai vista», precisa anche il noto produttore Carlo Carli, la cui preoccupazione principale resta «la gradazione del rosso: la prossima settimana le previsioni meteo hanno indicato l’acqua e non sarebbe un aiuto, ma restiamo fiduciosi: il rosso, alla fine, non sarà leggerino».

Analogo auspicio per Roberto Mascarin, dell’azienda vinicola San Valentino, che conferma: «Un luglio così non c’è mai stato, troppa acqua, nelle scorse stagioni arrivava meno e prima, a giugno: abbiamo fatto un lavoro enorme per salvare tutto e ora vediamo come va a finire». La certezza granitica resta però che «se il sole ci assiste recuperiamo alla grande: oltre a un grandissimo bianco, potremmo portare un rosso di alta qualità». E a quel punto non resterebbe che brindare.

 

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