Mercoledì 28 Settembre 2016 | 05:27

RICCIONE, IN UN CONDOMINIO DI VIA ENNA

Prende la vicina a martellate: faceva rumore

Pensionato di 85 anni arrestato con l'accusa di tentato omicidio

Prende la vicina a martellate: faceva rumore

RICCIONE. Esasperato dal rumore dell’aspirapolvere ha preso a martellate in testa la vicina di casa del piano di sopra. Con l’accusa di tentato omicidio è stato arrestato Riccardo Tiberi, pensionato di 85 anni. La donna, 79 anni, è ricoverata in prognosi riservata precauzionale, ma è stata fortunata: se la caverà.

E’ accaduto ieri mattina attorno alle 10.30 a Riccione, in un condominio “popolare” di via Ennio, nella zona sud di Riccione. Dopo l’aggressione il responsabile è tornato nel suo appartamento al piano di sotto, dove vive con la moglie e il figlio (attualmente agli arresti per maltrattamenti), ha appeso il cappotto sporco di sangue e ha atteso tranquillo, in soggiorno, l’arrivo dei carabinieri. «Se torno su ne ammazzo tre o quattro» ha detto ai militari, rammaricandosi poi del fatto che la vicina non era morta: «O perlomeno completo l’opera». A chiamare i soccorsi è stato un altro condomino, impressionato dalle grida che provenivano dall’abitazione della donna, originaria del Foggiano. Trasportata d’urgenza in ospedale per via delle vistose ferite alla testa è stata medicata e sottoposta agli accertamenti del caso che fortunatamente hanno escluso la presenza di lesioni interne. Confortata dall’affetto dei propri familiari, sconcertati per l’accaduto, già nel tardo pomeriggio di ieri, ha ripreso a camminare con le sue gambe.

Accanto al divano i carabinieri del reparto operativo e del radiomobile di Riccione hanno raccolto l’arma utilizzata dal pensionato: una mazzetta da muratore del peso di quattro chili. L’aveva lasciata lì, accanto al divano al termine di un raptus di violenza. Il culmine di una serie di occasioni di dissidio, piccolezze diventate col tempo un’ossessione. Riccardo Tiberi, fisico minuto e temperamento irascibile, di rumori, piccoli sgarbi e presunti sprechi aveva fatto una malattia, fino a diventare inviso all’intero condominio. Una condizione reciproca: lui, uno dei pochi proprietari, riteneva ingiusto di dover pagare le spese in prima persona quando i vari affittuari erano “coperti” dall’Acer e non si curavano di fare economie. In particolare, però, ce l’aveva con quelli che avevano solai o pavimenti a contatto con il suo appartamento. Così se quella del piano di sopra tirava lo sciacquone, spostava una sedia, camminava con gli zoccoli o dava l’aspirapolvere, allora lui s’imbestialiva. «Vedi? Lo fa apposta», commentava con la moglie. Così ieri mattina è salito di sopra, ha suonato il campanello e, nascondendo il martello dietro la schiena, ha chiesto gentilmente di poter vedere gli infissi della vicina. Lei, in quel momento da sola perché il figlio era al lavoro, lo ha fatto accomodare. Non poteva immaginare che di lì a un attimo le avrebbe assestato tre colpi in testa per poi tornare sui suoi passi gettando un’occhiata distratta all’aspirapolvere. Finalmente spenta.

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