Lunedì 05 Dicembre 2016 | 17:31

LA COMPAGNA DI DRITAN DEMIRAJ

«Monica Sanchi complice nei due omicidi»

Ordinanza di custodia cautelare del gip: la 35enne riccionese resta in carcere. Gli investigatori la ritengono parte attiva e consapevole nell'assassinio di Mannina e Lidia Nusdorfi

 «Monica Sanchi complice nei due omicidi»

RIMINI. Fredda e spietata, al pari del compagno che materialmente ha tolto la vita a Silvio Mannina e Lidia Nusdorfi. Per Monica Sanchi si serra a tempo indeterminato la porta del carcere di Forlì dove è detenuta dallo scorso 29 aprile: sabato i carabinieri di Rimini le hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Fiorella Casadei con la quale le si contesta il duplice omicidio premeditato pluriaggravato e l’occultamento di cadavere. La 35enne riccionese ha avuto un ruolo attivo negli omicidi commessi da Dritan Demiraj, il fornaio albanese di 29 anni che il primo marzo ha ucciso l’ex compagna Lidia Nusdorfi alla stazione di Mozzate e il giorno prima, a Sant’Ermete, il 30enne fidanzato della donna, Silvio Mannina. Un mese di serrate indagini ha permesso ai militari del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Stefano Celli, di scaricare nuove accuse sulla donna, evitando la scadenza dell’ordinanza a tempo, emessa dal tribunale di Como. La Sanchi infatti proprio oggi sarebbe potuta tornare in libertà, ma nuovi elementi probanti in mano agli inquirenti riminesi che dal 29 aprile, con il ritrovamento nella cava del lago Azzurro del cadavere di Mannina, hanno acquisito la competenza d’indagine sul caso degli amanti assassini, hanno motivato l’ordinanza del gip Casadei e trattenuto dietro le sbarre la cameriera 35enne. Lo scenario che i carabinieri sono riusciti a ricostruire è agghiacciante: la donna, che aveva conosciuto il pasticcere albanese appena un mese primo l’assassinio di Mannina, ha sempre avuto un ruolo attivo nei due omicidi, e non da spettatrice o da testimone involontaria come ha più volte tentato di fare credere agli inquirenti nei tre interrogatori del 2 marzo, 14 e 29 aprile, centellinando sapientemente la verità per il proprio interesse al fine di affievolire il più possibile le proprie responsabilità nei due delitti. Insieme a Demiraj la mattina dell’omicidio di Mannina ha acquistato le manette con le quali proprio lei ha immobilizzato la vittima, dopo averlo attirato con promesse sessuali in casa di Dritan a Rimini; è sempre lei a comprare lo scotch per chiudere il lenzuolo dentro il quale insieme al compagno seppellirà Mannina nel lago Azzurro, dove il giorno prima i due avevano effettuato un sopralluogo. Monica Sanchi ai due delitti, secondo i carabinieri di Rimini, ha partecipato fino in fondo mostrando una totale indifferenza e una assoluta impermeabilità a qualunque processo di ripensamento e rielaborazione delle crudeli e perverse condotte tenute. I due amanti avrebbero escogitato i delitti insieme e insieme avrebbero deciso, rilasciando dichiarazioni fuorvianti, di depistare le indagini. Insieme a Dritan, Monica escogitò l’omicidio del giorno seguente, cioè quello di Lidia che sarebbe ancora viva se solo Monica si fosse ravveduta. E’ sempre Monica che tira in ballo lo zio dell’albanese, indagato a piede libero, e un’altra persona presente sulla scena del crimine. Ma ora le sue dichiarazioni sono sempre meno credibili.

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