Mercoledì 28 Settembre 2016 | 20:46

IL DUPLICE OMICIDIO

«Dritan doveva avere un complice»

Monica Sanchi allontana da sé i sospetti e ipotizza la presenza di un terzo uomo

«Dritan doveva avere un complice»

RIMINI. L’inchiesta sul duplice omicidio tra Rimini e Mozzate ruota adesso intorno alla posizione e al ruolo svolto da Monica Sanchi, la fidanzata riccionese di Dritan Demiraj, l’omicida reo confesso di Lidia Nusdorfi (la sua ex), e Silvio Mannina (il rivale scoperto su Facebook del quale era geloso).

Monica Sanchi vive l’attesa delle valutazioni degli investigatori sul suo conto con apparente tranquillità e continua, come sempre, a lavorare in albergo come aiuto-cuoca, e a ribadire di essere stata solo lo strumento inconsapevole nelle mani del carnefice, «un burattino manovrato da Dritan». Nega il suo coinvolgimento nella pianificazione e nella esecuzione dei due omicidi, nonostante si sia prestata a fare da esca alle due vittime, e smentisce la ricostruzione dell’omicida sull’uccisione di Silvio Mannina, avvenuta la sera del 28 febbraio scorso nella ex cava di San Martino dei Mulini. «Non c’ero e non sapevo che Silvio fosse morto. Non ho assistito al delitto, piuttosto mi sarei fatta uccidere a mia volta, né come dice Dritan ho procurato io la pala per scavare la fossa». Perché però l’albanese dovrebbe metterla così pesantemente nei guai? «Forse per coprire un complice, qualcun altro che considera più pericolo di me». Si tratta solo di ipotesi, spiega, considerate condivisibili però anche dal suo avvocato difensore Nicola De Curtis: «Non può aver fatto tutto da solo nel poco tempo che ha avuto a disposizione alla ex cava e di certo la mia assistita non era con lui». Monica a furia di bugie, mezze verità e gigantesche omissioni si è resa poco credibile, ma stavolta giura che adesso ha detto tutto. «Quella domenica che ho scoperto dalla televisione che era stata uccisa Lidia ho temuto anche per la sorte di Mannina, ma non volevo crederci. Se non ho parlato prima è perché avevo paura di essere arrestata, sebbene sapessi di essere innocente». Non perché fosse stata o si sentisse minacciata da Dritan. «Con me non è mai stato violento o aggressivo. Pensavo di conoscere tutta un’altra persona. Monica riavvolgendo il nastro all’indietro, però, sospetta adesso di essere stata ingannata fin dall’inizio: «Aveva in mente fin dall’inizio un piano per arrivare ai suoi scopi e penso che anche conoscere me fosse il primo passo per attuarlo». Dopo averla avvicinata alla sala Bingo, la corteggia e i due si mettono insieme. A san Valentino le racconta di aver bisogno di contattare Lidia, la ex: «Me lo chiedono i suoi figli che lei ha abbandonato insieme a me». «Volevo aiutare loro a ritrovare la mamma». Il piano è contattarla su Facebook. Lidia, però, non si fida della sconosciuta e rifiuta l’amicizia. Dritan e Monica passano però le serate al computer e tra i messaggi “pubblici” scovano quelli tra Lidia e Silvio, che tradiscono un’intimità. La fase due è agganciare Silvio, sempre su Facebbok, promettendogli una notte d’amore a Rimini. «L’ho incontrato alla stazione e gli ho fatto credere che l’avrei portato da me, invece ad aspettarci c’era Dritan. Ero convinta che i due si sarebbero chiariti: e il giorno dopo, quando Dritan aveva con sé la scheda del telefonino di Silvio ho pensato che avesse deciso di aiutarlo, magari in cambio di soldi. L’ho riaccompagnato in stazione, è tornato a Bologna, mi ha assicurato Dritan. A quel punto dovevamo solo andare da Lidia per dirle che i suoi figli volevano riabbracciarla».

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