Domenica 25 Settembre 2016 | 14:17

VITTIMA DUE VOLTE: ALL'INIZIO NON VENNE CREDUTO

Violenta disabile: incastrato dai Ris

E' affetto da una sindrome che lo rende estroverso e fiducioso con gli sconosciuti Condannato a sei anni l'uomo che si approfittò del ragazzo, ma nel frattempo è scappato

 Violenta disabile: incastrato dai Ris

 

RIMINI. La rara sindrome di cui soffre, che lo rende fin troppo fiducioso ed estroverso anche con gli sconosciuti, gli provoca disordini nella percezione dello spazio e del tempo, ma gli “regala” l’incredibile capacità di memorizzare fin dei minimi dettagli e per sempre un volto umano. Così il ragazzo, quando rivide per caso in un bar l’uomo che l’aveva violentato tre settimane prima, cominciò a tremare e balbettare. Tra lo scetticismo iniziale degli inquirenti e degli stessi medici del pronto soccorso che non avevano riscontrato lesioni, ne scaturì una denuncia che ieri ha portato a alla condanna a sei anni di reclusione del presunto stupratore: peccato però che nel frattempo l’imputato, George Coman, 62 anni, romeno (difeso dall’avvocato Igor Bassi) abbia approfittato delle incertezze legate ai pregiudizi sui deficit anche intellettivi del ragazzo e si sia reso da tempo irreperibile (il pm riminese Elisa Milocco aveva chiesto per l’uomo la condanna a sette ani di reclusione). La difesa ha dato il consenso alla richiesta del medico curante di evitare al ragazzo di testimoniare in aula.

I fatti risalgono al giugno 2011 e sono avvenuti nel Riminese. Il giovane era già maggiorenne, l’accusato, regolarmente in Italia, lavorava in un’azienda agricola. I pazienti affetti dalla singolare sindrome, oltre a una sfilza di problemi anche fisici, sono caratterizzati da una personalità definita da “cocktail party”, socievoli fin dal primo incontro e quindi particolarmente esposti ai brutti incontri. L’uomo si sarebbe approfittato di lui, dopo averlo invitato a seguirlo in una zona appartata, senza dire neppure una parola. Il ragazzo non era riuscito a gridare, e ha poi raccontato di essere stato trattenuto a forza dallo sconosciuto che l’aveva afferrato da dietro. Si confidò con un ragazzino suo amico, che in aula ha confermato la circostanza, e solo il giorno successivo con la madre che lo aveva visto rientrare a casa turbato. «Ho perso il portafogli», era stata la sua insufficiente spiegazione. Alla fine si era confidato con i familiari che hanno subito creduto al suo racconto nonostante le lacune di ordine logico e spazio-temporale che facevano storcere il naso agli altri. Quando ha rivisto quel volto al bar, allora tutto è cambiato. Gli amici hanno seguito quello straniero che sosteneva di non aver mai visto prima il ragazzo. Lo hanno indicato ai carabinieri. Il ragazzo lo ha riconosciuto di nuovo con certezza in una foto segnaletica della caserma. A quel punto i pantaloni indossati dal giovane nei giorni in cui presumibilmente era accaduto il fatto sono stati inviati al Ris di Parma: è emersa traccia di liquido seminale. E il dna da lì ricavato si è rivelato riconducibile al romeno. Non era stato un brutto sogno. Quando sono andati ad arrestarlo, però, era ormai troppo tardi: lo straniero aveva già fatto perdere le sue tracce.

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